Radin: sulla questione delle foibe
è necessario fare due passi indietro

Intervista all' Onorevole Furio Radin, membro del Parlamento croato
in rappresentanza della minoranza italiana.

Zagabria, 14 febbraio 2007. - Ha scatenato un putiferio politico in Italia la replica del Presidente croato, Stipe Mesic, al discorso che il Presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napoletano, ha tenuto sabato scorso nel Giorno del Ricordo, il 10 febbraio scorso, commemorando gli eccidi delle foibe. Per la prima volta un Presidente della Repubblica italiana -ex-dirigente del partito comunista- ha riconosciuto quelli che sono stati i tremendi eccidi compiuti dal regime di Tito contro la comunità italiana, parlando di "un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una 'pulizia etnica' ".

Da parte italiana sono giunti gli applausi bipartisan del mondo politico, ma altrettanto non si è verificato da parte croata. Il presidente Mesic ha definito come " razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" il contenuto del discorso di Napolitano, suscitando le ire delle istituzioni italiane e dei vari esponenti di Governo.

Mentre per oggi si attende l'incontro alla Farnesina tra il Ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che aveva espresso "vivissimo apprezzamento " per le parole del Capo dello Stato italiano- e l'Ambasciatore croato, si apprende che è stato annullato il viaggio del sottosegretario agli Esteri Vittorio Craxi, che doveva recarsi oggi a Zagabria. Solidarietà a Napolitano viene da Gianfranco Fini , che definisce "gravissime e inaccettabili " le parole di Mesic, che " rischiano di allontanare la Croazia dall'Ue e rispondono solo a una logica ultranazionalista, indegna per il Capo di uno Stato democratico e amico dell'Italia". Piero Fassino è preoccupato dalla "incapacità di guardare alla storia e alle sue tragedie con obiettività e senza pregiudizi, riaprendo ferite dolorose che dovrebbe essere interesse di tutti sanare". Ma cosa ne pensano i rappresentanti della comunità italiana in Croazia? Lo chiediamo all'Onorevole Furio Radin, membro del Parlamento croato in rappresentanza della minoranza italiana.

Onorevole Radin, cosa ne pensa di questa brutta polemica?
Purtroppo quando Italia e Croazia adesso, ex-Jugoslavia prima, non vanno d'accordo a farne le conseguenze è sempre la comunità italiana e ad essere giusti anche gli altri istriani. Ciò che preoccupa maggiormente sono i toni, che sono diventati decisamente troppo accesi.

Teme dunque ripercussioni per la comunità italiana?
Mi auguro che non ce ne siano dal momento che proprio adesso ci sono in ballo le procedure per la nuova cittadinanza italiana e l'ottenimento del passaporto, tutte cose che se si deteriorassero i rapporti tra i due Stati non si riuscirebbero a realizzare.

C'è dunque il rischio concreto di una crisi diplomatica?
Io non mi intendo di diplomazia ma sono fiducioso e penso che crisi vera non ci sarà. Perchè? Perché il Governo croato e il Ministero degli Esteri hanno risposto in modo totalmente diverso e molto più ragionato e conciliante, per cui sono certo che la crisi diplomatica non scoppierà.

Come si pone la comunità italiana in Croazia riguardo questi ultimi sviluppi?
Io posso parlare come Presidente dell'Unione Italiana in Croazia e Slovenia, e pertanto propongo che a questo punto la politica faccia un passo indietro, anzi che ne faccia due e lavori per cercare di venirsi incontro e giungere finalmente all'incontro di riconciliazione. Adesso si deve lavorare per questo, perché è proprio nei momenti in cui la crisi è più forte che si possono raggiungere i risultati più duraturi. C'è bisogno di tolleranza, la chiedo per tutti coloro che io rappresento. Ora sarebbe saggio incominciare un discorso di questo tipo, dal ricucire i punti critici che si sono strappati in passato.

Come spiega la reazione avuta dal Presidente Stipe Mesic? Ne è rimasto sorpreso o se l'aspettava?
Diciamo che il tutto affonda le sue radici nel passato e in alcune prese di posizione e dichiarazioni anche più recenti, come la risposta data ad una giornalista italiana che fece al Presidente Mesic una domanda sulle foibe. Lui fece riferimento al fascismo italiano e ad una vendetta nei confronti di quest'ultimo. Certo il termine scelto non è dei migliori, ma non credo fosse nelle intenzioni del Presidente innescare una simile reazione a catena. Secondo la mia personale opinione ha usato dei toni forti anche perché in precedenza c'era stata la proposta da parte del Ministero degli Esteri italiano di riaprire i Trattati di Osimo, cosa che non è andata bene al Governo croato.

E del discorso di Napolitano cosa pensa?
Il Presidente italiano non entra nelle polemiche, perché ha parlato della Storia, riferendosi a fatti storici passati. Certamente su questi fatti ci possono essere punti di vista diversi e anche discordanti, per cui capisco che alcune dichiarazioni possano non essere state digerite. Parlando da un punto di vista puramente analitico capisco che le affermazioni sulla ferocia slava possano non essere state ben accolte, ma ovviamente si è trattato di una reazione eccessiva. Tornando a quanto è poi successo, anche se si possono capire gli scenari che hanno condotto a queste polemiche, torno a dire che è giunto il momento di fare due passi indietro. I Presidenti si devono parlare, perché questa situazione può essere pericolosa.

 

Da News Italia Press