16 aprile 2007. - È stata una domenica speciale per Benedetto XVI che ieri, con un giorno di anticipo, è stato festeggiato da 80 mila fedeli accorsi a San Pietro per il suo ottantesimo compleanno che, per una felice coincidenza, ha coinciso, due anni, fa, alla sua elezione sul soglio pontificio.
"Posso volgere indietro lo sguardo su 80 anni di vita", ha detto il Papa che ha poi salutato tutti quelli che hanno voluto celebrare con lui l’importante ricorrenza nella domenica che, secondo il volere di Giovanni Paolo II, è dedicata alla Divina Misericordia.
"Siamo qui raccolti per riflettere sul compiersi di un non breve periodo della mia esistenza. Ovviamente, la liturgia non deve servire per parlare del proprio io, di se stesso; tuttavia, la propria vita può servire per annunciare la misericordia di Dio. Ho sempre considerato un grande dono della Misericordia Divina che la nascita e la rinascita siano state a me concesse, per così dire insieme, nello stesso giorno, nel segno dell’inizio della Pasqua. Così, in uno stesso giorno, sono nato membro della mia propria famiglia e della grande famiglia di Dio. Sì – ha sottolineato il Papa - ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza di che cosa significa "famiglia"; ho potuto fare l’esperienza di che cosa vuol dire paternità, cosicché la parola su Dio come Padre mi si è resa comprensibile dal di dentro; sulla base dell’esperienza umana mi si è schiuso l’accesso al grande e benevolo Padre che è nel cielo".
"Davanti a Lui – ha aggiunto il Santo Padre - noi portiamo una responsabilità, ma allo stesso tempo Egli ci dona la fiducia, perché nella sua giustizia traspare sempre la misericordia e la bontà con cui accetta anche la nostra debolezza e ci sorregge, così che man mano possiamo imparare a camminare diritti. Ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza profonda di che cosa significa bontà materna, sempre aperta a chi cerca rifugio e proprio così in grado di darmi la libertà. Ringrazio Dio per mia sorella e mio fratello che, con il loro aiuto, mi sono stati fedelmente vicini lungo il corso della vita. Ringrazio Dio per i compagni incontrati nel mio cammino, per i consiglieri e gli amici che Egli mi ha donato. Ringrazio in modo particolare perché, fin dal primo giorno, ho potuto entrare e crescere nella grande comunità dei credenti, nella quale è spalancato il confine tra vita e morte, tra cielo e terra; ringrazio per aver potuto apprendere tante cose attingendo alla sapienza di questa comunità, nella quale sono racchiuse non solo le esperienze umane fin dai tempi più remoti: la sapienza di questa comunità non è soltanto sapienza umana, ma in essa ci raggiunge la sapienza stessa di Dio – la Sapienza eterna".
Dopo aver ricordato il suo predecessore che "nella parola "misericordia" trovava riassunto e nuovamente interpretato per il nostro tempo l’intero mistero della Redenzione", Benedetto XVI ha commentato le letture proposte dalla liturgia della cosiddetta domenica "in albis". "Nella prima lettura di questa domenica – ha ricordato il Pontefice - ci viene raccontato che, agli albori della Chiesa nascente, la gente portava i malati nelle piazze, perché, quando Pietro passava, la sua ombra li coprisse: a quest’ombra si attribuiva una forza risanatrice. L’ombra di Pietro, mediante la comunità della Chiesa cattolica, ha coperto la mia vita fin dall’inizio, e ho appreso che essa è un’ombra buona – un’ombra risanatrice, perché, appunto, proviene in definitiva da Cristo stesso. Pietro era un uomo con tutte le debolezze di un essere umano, ma soprattutto – ha sottolineato il Papa - era un uomo pieno di una fede appassionata in Cristo, pieno di amore per Lui. Per il tramite della sua fede e del suo amore la forza risanatrice di Cristo, la sua forza unificante, è giunta agli uomini pur frammista a tutta la debolezza di Pietro. Cerchiamo anche oggi l’ombra di Pietro, per stare nella luce di Cristo! Nascita e rinascita; famiglia terrena e grande famiglia di Dio, è questo il grande dono delle molteplici misericordie di Dio, il fondamento sul quale ci appoggiamo". Papa Benedetto ha poi ricordato i giorni della sua ordinazione, nel 1951 a Frisinga, in Germania, quando divenne consapevole che "non sarei rimasto solo. Il Signore, non è soltanto Signore, ma anche amico. Egli ha posto la sua mano su di me e non mi lascerà".
Quanto al Vangelo in cui Giovanni ricorda l’apparizione di Gesù ai discepoli e l’incredulità di San Tommaso, il Papa ha commentato: "a Tommaso viene concesso di toccare le sue ferite e così egli lo riconosce – lo riconosce, al di là dell’identità umana del Gesù di Nazaret, nella sua vera e più profonda identità: "Mio Signore e mio Dio!". Il Signore ha portato con sé le sue ferite nell’eternità. Egli è un Dio ferito; si è lasciato ferire dall’amore verso di noi. Le ferite sono per noi il segno che Egli ci comprende e che si lascia ferire dall’amore verso di noi. Queste sue ferite, come possiamo noi toccarle nella storia di questo nostro tempo!"
"Le misericordie di Dio – ha detto ancora Benedetto XVI - ci accompagnano giorno per giorno. Basta che abbiamo il cuore vigilante per poterle percepire. Siamo troppo inclini ad avvertire solo la fatica quotidiana che a noi, come figli di Adamo, è stata imposta. Se però apriamo il nostro cuore, allora possiamo, pur immersi in essa, constatare continuamente quanto Dio sia buono con noi; come Egli pensi a noi proprio nelle piccole cose, aiutandoci così a raggiungere quelle grandi. Con il peso accresciuto della responsabilità, il Signore ha portato anche nuovo aiuto nella mia vita".
(aise)
