19 febbraio 2007. - L'anniversario dei Patti Lateranensi e del Concordato riformato nel 1984 cade quest'anno in un momento particolare per la società italiana. Visti nella loro dimensione storica essi hanno dato stabilità alle relazioni tra Stato e Chiesa cattolica. Prima risolvendo la questione romana, poi inserendo il Concordato nell'alveo della Costituzione democratica.
Con il Trattato del Laterano, la Santa Sede ha visto crescere il proprio ruolo nella società internazionale e la voce del Papa ha parlato, come mai prima, a tutti i popoli e a tutti gli Stati. La riforma poi del Concordato ha aperto la strada alla stipulazione di Intese con altri culti. Ha consentito, cioè, la piena attuazione dell'articolo 7 ma anche dell'articolo 8 della nostra Costituzione per il quale "tutte le Confessioni sono egualmente libere davanti alla legge".
La scelta del Costituente di fare dei Patti lateranensi e delle Intese gli strumenti peculiari dello Stato laico ha fatto scuola in Europa. Perché negli ultimi decenni i concordati, e gli accordi con le confessioni, si sono moltiplicati, dal Portogallo all'Austria, dalla Slovacchia alla Germania, dalla Croazia alla Polonia alla Spagna, e via di seguito. E perché le legislazioni ecclesiastiche - concordatarie o meno - sono molto simili in tutto il continente. Un po' dovunque i culti sono finanziati dallo Stato, l'insegnamento religioso è previsto quasi dappertutto, dal Belgio alla Germania, dalla Spagna alla Russia alla Romania, a tanti altri Paesi ancora. Stato e Chiese collaborano sulla base di normative, sempre perfettibili, ma certamente equilibrate e adeguate all'evoluzione democratica delle rispettive società.
È vero, però, che in Italia, anziché menar vanto di questi risultati, soprattutto da due anni il Concordato è oggetto di critica e di polemiche da parte di alcuni gruppi politici. La prima volta, quando il referendum sulla procreazione assistita del 2005 ha mancato il suo obiettivo; in questi giorni perché la Chiesa fa sentire la sua vo ce sui rischi di proposte normative che toccano una delle basi morali della società, disincentivando di fatto l'istituto familiare fondato sul matrimonio e premiando esperienze individuali diverse rispetto alla famiglia.
Per sé, nessun rapporto lega il Concordato al referendum sulla procreazione, e alle proposte di legge sulle convivenze. Ma certi settori laici sviluppano un ragionamento strumentale per mettere in crisi le relazioni tra Stato e Chiesa. Poiché, si dice, la Chiesa non tace e non accetta passivamente le riforme legislative che si vogliono introdurre è bene rivedere la legislazione ecclesiastica abolendo le forme di finanziamento delle confessioni, eliminando l'insegnamento religioso nelle scuole, e altro ancora. Chiunque vede che siamo di fronte ad una specie di ritorsione censoria che chiama in causa questioni che non hanno alcun rapporto tra di loro. Quasi che il Concordato e le Intese possano comprare il silenzio delle Chiese. Un salto indietro verso l'Ottocento, in controtendenza nei confronti dell'Europa.
Per questo motivo l'odierno anniversario dei Patti Lateranensi può giovare a rispondere pacatamente ma fermamente a queste posizioni. La libertà della Chiesa, come quella degli altri culti, dei cittadini e delle organizzazioni sociali non è oggetto di concessione da parte di alcuno, ma ha fondamento nella Costituzione (elaborata con il contributo di tutti) e nell'ispirazione giusnaturalista della democrazia politica. Le libertà civili che permettono di parlare, discutere, cercare di convincere, non sono soggette a censure o ritorsioni.
Forse l'agitarsi di alcuni gruppi vuole raggiungere un risultato obliquo, quello di sventolare la bandiera della laicità per non doversi confrontare nel merito con le idee e le proposte dei cattolici, e di tanti laici, per non volersi misurare con sentimenti popolari profondi. Ma la regola della democrazia è un'altra. È la regola del confronto per far parlare tutti, della discussione per far partecipare le var ie componenti sociali alle decisioni da adottare. Per questo motivo, la voce della Chiese, delle Chiese, e di chiunque altro, si rivela cosa preziosa anche in questo momento storico, perché è rivolta ai cittadini, alle loro coscienze, è diretta a far crescere la consapevolezza dei valori di cui si parla e si discute.
Da Avvenire online
