ROMA, 19 gennaio 2007. - Il Codice delle Autonomie, approvato oggi dal consiglio dei ministri, da il via alle città metropolitane. Compito di promuoverle spetta agli stessi territori che, se vorranno, potranno richiedere la creazione di una città metropolitana nelle nove aree, già individuate nel '90, di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli.
L'iniziativa spetta al comune di capoluogo o al 30% dei comuni della provincia o delle province interessate, che rappresentino il 60% della relativa popolazione, oppure ad una o più province insieme al 30% dei comuni della provincia/e proponenti.
Sulla proposta la Regione dovrà esprimere un parere e successivamente saranno chiamati ad esprimersi anche i cittadini con un referendum. Referendum che non avrà quorum se il parere della Regione sarà favorevole, avrà un quorum del 30% se sarà contrario.
«Nelle aree intorno alle città si può decidere di costituire al posto di una o più province una città metropolitana attraverso una procedura che parte dal territorio, con il consenso delle istituzioni e poi con un referendum», ha spiegato oggi il ministro degli Affari regionali e delle autonomie locali, Linda Lanzillotta (nella foto).
«Laddove viene costituita una città metropolitana la provincia scompare - ha spiegato il ministro - per lasciare il posto alla città metropolitana, che ha un perimetro stabilito dagli stessi enti locali e istituzioni che ne hanno voluto la costituzione. Il comune capoluogo viene articolato in municipalità, gli altri comuni resteranno gli stessi e svolgeranno funzioni di prossimità, di servizio diretto ai cittadini e alle imprese. La stessa Regione è inoltre vincolata ad attribuire ai comuni funzioni che possono essere da loro meglio amministrate tanto che sono previsti anche meccanismi di garanzia per i comuni».
«Una provincia troppo piccola perde la ragione della sua essenzialità costituzionale - ha affermato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato - La revisione delle circoscrizioni provinciali che si prefigura non può avvenire se non c'è iniziativa dei comuni, senza il parere favorevole delle Regioni interessate e della stessa Conferenza Unificata».
Da il Quotidiano.net
