Michele Germano,
il Partito Democratico che vorrei
Intervista

 

BRUXELLES, 16 marzo 2007. - Michele Germano è il Coordinatore del Comitato di Bruxelles per il Partito Democratico. 32 anni, valdostano ma di madre pugliese, laureato in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Torino, a Bruxelles dal 2002, ha diretto per due anni l'Ufficio di Rappresentanza della Regione Autonoma Valle d'Aosta presso l'Unione europea. Adesso lavora come Consulente presso l'Ufficio Rapporti con l'Europa della Regione Puglia. Iscritto dal 2005 al Comitato per l'Ulivo di Bruxelles, è stato in seguito Tesoriere del Comitato Prodi di Bruxelles, creato per supportare la campagna elettorale dell'Unione alle politiche dello scorso anno. Da dicembre, è stato nominato Coordinatore del nuovo Comitato di Bruxelles per il Partito democratico.

 

Il Partito Democratico che sarà. Partiamo dal Comitato del quale Lei ha la responsabilità

Il Comitato di Bruxelles per il Partito democratico si presenta come la naturale evoluzione dell'esperienza del Comitato per l'Ulivo di Bruxelles. Quest'ultimo, formatosi nel 2001, aveva il dichiarato obiettivo di mantenere vivo, anche nel cuore dell'Europa, quel progetto politico unitario che mirava a superare la natura elettorale della coalizione di Centrosinistra facendo dell'Ulivo un grande soggetto integrato, protagonista di una nuova stagione della politica italiana. Oggi, questo stesso, ambizioso disegno ha un nuovo nome: Partito democratico. Il nostro Comitato di Bruxelles vuole pertanto raccogliere la sensibilità politica, l'impegno e la militanza di tutti quegli attori Italo-Belgi e comunitari, che con passione e serietà desiderano dotare l'Italia di una grande forza innovativa, laica, aperta alle sfide dell'economia mondiale ma attenta ai diritti sociali di ognuno, per offrirle un governo finalmente moderno e stabile. La peculiarità del nostro Comitato si inscrive certamente nell'originalità della città dove è nato, capitale europea oltre che di una nazione importante per la storia italiana dell'ultimo secolo quale il Belgio. L'interesse e la sensibilità politica di molti funzionari italiani presso le Istituzioni comunitarie, la presenza fissa di insigni politici europei, l'attaccamento che i tanti Italiani emigrati portano al loro Paese d'origine e alle sue vicende, il confronto continuo con i sistemi politici delle altre nazioni europee sono indubbiamente tutti elementi che rendono Bruxelles una piazza privilegiata dove discutere di politica e di futuro.

 

Quali sono i punti forti che il vostro Comitato propone per il Partito Democratico?

Il nostro Comitato, puntando ad offrire spunti al dibattito costitutivo in corso, si è impegnato quest'anno a sviluppare quattro assi tematici, con l'eventuale aggiunta di un quinto, attorno a cui ha già istituito altrettanti gruppi di lavoro. Tali gruppi, aperti ad ogni contributo esterno, sono animati ognuno da un relatore (scelto in seno al nostro Coordinamento), cui spetta il compito di predisporre un documento introduttivo/orientativo, nonché riassumere, a seguito di diversi incontri, le conclusioni del confronto. Tale materiale sarà infine disponibile sul sito web del Comitato, attualmente in fase di costruzione. Il primo gruppo di lavoro, incentrato sul primo asse tematico, affronta temi di natura economica, e si intitola "Crescita economica, equità e liberalizzazioni"; il secondo, "Il ruolo dell'Italia nel mondo che cambia" si occupa di politica estera; il terzo, "Un europeismo concreto e partecipativo", si pone di tracciare la visione europea che vorremmo che l'Italia facesse propria; infine il quarto, "Nuove competenze nella classe dirigente: più donne e più giovani al servizio del Paese", intende affrontare il nodo delle future classi dirigenti in una società italiana in movimento. Come dicevo pocanzi, stiamo valutando l'idea di aggiungerne un quinto, che si occupi di ambiente, energie rinnovabili e sviluppo sostenibile; sarebbe infatti importante occuparsi anche di queste tematiche di assoluta attualità, cruciali non solo per l'Italia e per l'Europa ma per tutto il pianeta.

 

I parlamentari eletti all'estero in Europa come stanno lavorando -se lo fanno- al vostro fianco?

Il nostro rapporto con i Deputati italiani eletti in Europa, pur essendo stato più fitto durante il periodo di campagna elettorale, si mantiene comunque reciprocamente collaborativo; oltre infatti a confrontarci su alcune istanze che ci pare importante affrontare, il nostro Comitato offre alle loro battaglie parlamentari un canale di informazione utile a pubblicizzarne i risultati sul territorio.

 

E' vero che lo Stato italiano in termini di leggi che riguardano gli italiani all'estero (dalla sanità in giù) è organizzato per essere al servizio di una emigrazione del dopoguerra e che invece la nuova emigrazione (la così detta mobilità del XXI secolo) è di fatto ignorata e non servita?

Non userei la parola "ignorata"... Occorre essere prudenti nel generalizzare fenomeni sociali complessi, come l'appartenenza ad una comunità nazionale in un paese straniero. Trovo personalmente più costruttivo continuare a fare riferimento ad una sola comunità italiana, piuttosto che contrapporre nuove e vecchie generazioni. Queste, infatti, in tutti i periodi storici, tendono a riflettere lo stato della società; è indubbio che oggi, in un mondo sempre più globalizzato, la natura dell'integrazione sia diversa da cinquant'anni fa, quando l'approccio a costumi diversi, le aspettative lavorative, le qualifiche professionali o l'apprendimento delle lingue differivano radicalmente dal contesto presente, motivi per cui la permanenza in un diverso Stato richiedeva necessariamente più fatica e sacrifici... Certamente ci sarebbe bisogno, e il nuovo governo si sta muovendo in tal senso, di un robusto rafforzamento di tutte le politiche per gli immigrati, senza nessuna distinzione fra "vecchi" e "nuovi".

 

Sarebbe errato dire che CGIE, piuttosto che COMITES, piuttosto che organizzazione della partecipazione democratica all'estero oggi è pensato per la prima emigrazione e di fatto alla nuova emigrazione è quasi "strutturalmente precluso" l'accesso? Certo non per volontà ma perchp altre sono le fisionomie e dunque le strutture di pensiero e le esigenze degli italiani all'estero della nuova emigrazione?

Anche per quanto riguarda l'organizzazione dei COMITES, concilierei vecchie e nuove generazioni. Innanzitutto, l'accesso ai COMITES si apre a tutti tramite candidature e conseguenti elezioni, pertanto non vedo preclusioni di natura strutturale. A Bruxelles, ad esempio, il Comites raccoglie espressioni di immigrazioni diverse, con storie diverse (porto l'esempio concreto di un membro del nostro Comitato, giovane ed impegnato ad alti livelli presso la Commissione europea, il quale ne è un autorevole esponente), anche se è vero che il loro impianto riflette generalmente strutture più legate alla prima generazione (tipo patronati, associazioni regionali...). Ma ciò dipende anche dal mutato contesto in cui le nuove generazioni vivono a Bruxelles, con legami nei confronti dell'Italia sicuramente più frequenti e più facili da coltivare rispetto alle precedenti.

 

Parliamo del voto amministrativo per i residenti all'estero. Per quanto riguarda le Regioni in particolare voi proponete un voto che ricalchi il modello della Circoscrizione Estera o quali altre soluzioni?

Riguardo alla questione della possibilità per i cittadini residenti all'estero di votare alle elezioni regionali in Italia, ho qualche perplessità, essendo appunto quello regionale uno scrutinio locale per il quale trovo abbia più senso considerare la residenza che non la cittadinanza. Invertirei pertanto il problema: mi pare più giusto introdurre nel luogo di residenza il diritto di voto regionale per i cittadini stranieri (ovviamente dichiarati da un tot anni), alfine di estendere la partecipazione democratica della cittadinanza a tutti i livelli di governo locale.

 

E per quanto riguarda il voto amministrativo in loco nei Paesi di residenza quali interventi proponete?

Innanzitutto ci dichiariamo molto soddisfatti per l'esito che il sistema di voto comunale ha prodotto per l'integrazione degli Italiani nella vita politico/amministrativa belga: le elezioni dei nostri connazionali in diversi consigli comunali è stato indubbiamente un successo. A margine di questa nota positiva, oltre a ribadire quanto appena dichiarato riguardo al voto regionale, ritengo che sarebbe importante consolidare ancora di più la partecipazione degli Italiani a tali appuntamenti democratici.

 

Voto politico. La legge sul voto degli italiani all'estero è da riformare -e se si in quale direzione?- oppure non si tocca, e però in quel caso come si affronta il problema della debolezza e impermeabilità ai brogli?

Riguardo alla legge sul voto politico degli Italiani all'estero, questa rappresenta certamente un'anomalia nel panorama internazionale, tanto che a caldo non mi vengono in mente provvedimenti analoghi promossi da altri Paesi... Tuttavia, essa riflette la natura, oltre che la generale dimensione, delle comunità italiane diffuse nel mondo, per cui il principio che l'ha dettata va senz'altro mantenuto. Per quanto concerne la sua permeabilità ad eventuali brogli, ad essere messa in causa è stata la modalità scelta di organizzare un voto per corrispondenza, quindi da spedire in Italia per posta, anziché strutturare i Consolati di veri e propri seggi. Un intervento, forse banale, ma che assicurerebbe maggiore trasparenza per lo scrutinio e garantirebbe meglio l'elettore senza stravolgere la legge, potrebbe essere la semplice introduzione dell'invio della scheda tramite una raccomandata con ricevuta di ritorno: sarebbe più caro ma indubbiamente più sicuro.

 

Il Partito Democratico che auspicate ricalcherà il modello di quello americano?

Il Partito democratico che nascerà in Italia si presenta come un'assoluta novità nel panorama politico europeo e forse anche mondiale, in quanto prodotto di una storia tipicamente italiana (e lo dico in senso positivo). Non bisogna infatti dimenticare che all'origine del progetto unitario incarnato dal PD vivono le sensibilità, politiche e sociali, maggiormente protagoniste nello scrivere la storia – oltre che la Costituzione – della Repubblica Italiana: ovvero l'anima riformatrice di una sinistra democratica, con quella progressista dell'impegno cattolico in politica. Sicuramente il Partito democratico americano rappresenta un modello di successo all'interno di un sistema perfettamente bipolare quale quello degli Stati Uniti, Paese tra l'altro in cui la sinistra di riferimento ha raramente avuto a che vedere con le esperienze socialiste e socialdemocratiche europee. Ma resto convinto che, seppure negli USA esista oggi un Partito democratico che non esiste ancora in Europa, l'alveo nel quale crescerà il nostro Partito democratico segnerà l'evoluzione della parte migliore della storia politica italiana con i principi più fecondi del riformismo europeo.

 

E' nato di recente il Comitato Promotore Petizione RAI che propone un TG per gli italiani all'estero e ripropone laquestione relativa alla necessità di abbattere il criptaggio RAI International in Europa. Cosa ne pensate e più in generale cosa proponete in tema di comunicazione e informazione per gli italiani in Europa?
Guardi, io a Bruxelles ho un abbonamento alla TV via cavo, ricevo tutti i canali internazionali, e, puntualmente, l'unica ad oscurare moltissimi programmi (dallo sport, al cinema) è RAIUNO! Fosse almeno una pratica diffusa a tutte le emittenti straniere, uno si rassegnerebbe! Ma il fatto che solo il nostro Paese persegua tale politica di criptaggio, ignorando la naturale richiesta degli Italiani di poter beneficiare di programmi nazionali anche all'estero (specialmente pagando la TV via cavo), è francamente intollerabile. Il Comitato Promotore Petizione Rai, nonché i Parlamentari italiani eletti in Europa nelle file dell'Unione, hanno perfettamente ragione nel condurre questo tipo di battaglie in nome di una più completa informazione per gli Italiani all'estero.

 

Da News ITALIA PRESS