21 agosto 2006. - Dopo il passo indietro della Francia, si va delineando con sempre maggiore chiarezza l'eventualità di un ruolo guida dell'Italia per la forza Onu destinata a presidiare il confine tra Libano e Israele. A favore di questa ipotesi si è espresso ieri con forza il premier israeliano Olmert e anche Siniora è favorevole. Entrambi hanno avuto lunghi colloqui telefonici con Romano Prodi. La Francia, intanto, ha sollecitato una riunione a Bruxelles per "definire quale sarà il grado di partecipazione dei partner comunitari" lanciando un "appello alla solidarietà" dei Paesi europei. Ma Parigi, dopo essersi esposta in prima fila per far approvare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla forza multinazionale, sembra più che mai decisa a rinunciare alla leadership della missione. Da qui l'improvviso dietro-front dell'Eliseo, che oggi cerca di scaricare sull'Europa la responsabilità di organizzare la spedizione. Ancora non è chiaro in quale misura la richiesta francese sarà accolta e se mercoledì si riuniranno a Bruxelles i ministri degli Esteri dell'Unione. Appare più probabile che l'incontro avverrà solo a livello dei diplomatici ed esperti militari che formano il Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell'Unione. Quel che è certo, tuttavia, è che l'Ue ancora non dispone delle capacità operative necessarie per guidare una missione vasta, complessa e ad alto rischio come è quella richiesta dall'Onu in Libano. Per questo motivo sembra evidente che il comando della forza multinazionale dovrà essere assunto dal quartier generale di uno degli stati membri. E, dopo il passo indietro francese, restiamo il Paese che ha dato la più ampia disponibilità alla missione e anche quello che ha le maggiori capacità in termini di comando militare. L'Italia dunque potrebbe essere chiamata dalle Nazioni Unite ad assumere la responsabilità operativa della forza di spedizione Onu. E potrebbe farlo mettendosi alla guida di un "nucleo centrale" fornito dai Paesi europei. Questo, agli occhi del governo di Romano Prodi, darebbe sicuramente un valore aggiunto all'operazione rilanciando il ruolo dell'Unione sullo scacchiere mediterraneo e mediorientale. I consensi ottenuti dai premier israeliano e libanese tendono a confortare tale ipotesi. E perfino la Francia, secondo indiscrezioni, sarebbe disposta a riconoscere all'Italia la leadership di una missione che è sì ad altissimo rischio, ma che avrebbe anche un altissimo profilo politico. Tuttavia le difficoltà per arrivare a realizzare un progetto così ambizioso rimangono notevoli. E in primo luogo investono la scarsa disponibilità finora dimostrata dagli europei ad impegnare uomini e mezzi in una operazione tanto delicata e insidiosa. La Germania ha già fatto sapere che offrirà solo supporto logistico ma non intende mandare soldati sul terreno. Anche la Gran Bretagna, che è oggi indiscutibilmente il Paese europeo con le maggiori capacità militari, non può e non vuole mandare truppe. I suoi soldati sono già massicciamente impegnati in Iraq e in Afghanistan. Inoltre agli occhi dell'opinione pubblica araba l'Union Jack è ormai troppo identificata con la politica americana in Medio Oriente e dunque i soldati britannici finirebbero per costituire il bersaglio ideale di attacchi terroristici. Delle perplessità francesi si è già detto. E pare difficile che Parigi, qualora si rassegnasse a rinunciare alla leadership della forza Onu, sia disponibile a contribuirvi in modo sostanzioso. E' comunque significativo che nessuno dei paesi che compongono la "troika" europea incaricata di negoziare con l'Iran la de-escalation nucleare sia in grado oggi di assumere un ruolo di rilievo in una missione che tocca molto da vicino i fortissimi interessi iraniani nella regione rappresentati dal "partito di Dio" degli Hezbollah. Per l'Italia, esclusa dalla troika ai tempi del governo Berlusconi, prendere la leadership della forza Onu avrebbe il sapore di una tardiva rivincita. A questo punto, però, se si escludono partecipazioni marginali offerte da finlandesi, svedesi, olandesi, belgi e cechi, solo la Spagna e, in misura minore, la Polonia appaiono disposte ad impegnare contingenti significativi a fianco degli italiani. Basteranno queste forze a costituire quel "nocciolo duro" europeo che dovrebbe dare alla missione Onu un carattere di novità segnando il ritorno dell'Europa al tavolo della grande politica internazionale? Se il quadro dei contributi targati Ue non subirà sostanziali modifiche nei prossimi giorni, è lecito dubitarne. Quella che per l'Italia potrebbe essere l'opportunità di riconquistare il prestigio perduto, rischia purtroppo di risolversi, per l'Europa, nell'ennesima occasione mancata.
Da Repubblica.it |
