Quirinale, consultazioni
fino a domani

«Siamo consapevoli della difficoltà della situazione - ha detto Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera - ma siamo pronti a riconfermare la fiducia al Governo Prodi».

ROMA, 22 febbraio 2007. - Romano Prodi ha rassegnato le dimissioni del suo governo nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Fatale per la tenuta del governo Prodi è stato il voto sulla politica estera al Senato: con una maggioranza richiesta di 160 voti, sono stati solo 158 i senatori dell’Unione che hanno appoggiato le linee descritte dal ministro degli Esteri, Massimo D’Alema.

 

LA NOTA DEL QUIRINALE
La situazione politica che si è venuta a creare con le dimissioni di Prodi è di «particolare complessità». Lo afferma il Quirinale nel cappello al comunicato sul calendario delle consultazioni. «Vista la particolare complessità della situazione venutasi a determinare con le dimissioni del governo Prodi - dice la nota del Quirinale - il Presidente della Repubblica ha deciso di consentire ai presidenti dei gruppi parlamentari di associare alle consultazioni i leaders dei rispettivi partiti».

DA QUESTA MATTINA LE CONSULTAZIONI
Il presidente della Repubblica ha iniziato le consultazioni. «Il presidente si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti», si legge nella nota del Quirinale sulle dimissioni. L’Ulivo è pronto a riconfermare la fiducia a Prodi: «Siamo consapevoli della difficoltà della situazione - ha detto Dario Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera - ma siamo pronti a riconfermare la piena fiducia al Governo Prodi». Tutti i gruppi dell’Unione devono assicurare nelle consultazioni con il capo dello Stato pieno e leale sostegno a Prodi, solo così si potrà rilanciare l’attività dell’esecutivo, ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino. Anche Rifondazione Comunista ha dato il suo pieno appoggio al premier dimissionario. E Prodi da parte sua ha detto chiaramente: sostegno pieno o niente da fare. Il premier non accetta mezze misure, compromessi nè rassicurazioni puntellate solo da buone intenzioni.

Nell’opposizione, che aveva chiesto subito dopo il voto al Senato le dimissioni del governo Prodi, le visioni del futuro sono diverse. Per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, «è necessaria una tregua, un armistizio, nessuna fase politica seria può fondarsi su atti di trasformismo perché ciascuno è legato a un patto di lealtà con i propri elettori». Dentro Alleanza Nazionale non si parla di elezioni ma si prende atto della «morte» del governo Prodi e ci si affida alla saggezza di Napolitano. Silvio Berlusconi ha parlato di una «grande umiliazione internazionale» per l’Italia. «L’ipotesi delle grandi intese fu un gesto di grande coraggio che Berlusconi fece subito dopo le elezioni, ma mesi fa, ora è un po` tardi», ha spiegato il suo portavoce, Paolo Bonaiuti.

I LEADER DELLE DUE COALIZIONI PROBABILMENTE RICEVUTI DOMANI
Saranno soltanto il presidente del Senato Franco Marini e il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a salire questa mattina al Quirinale per le consultazioni con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla crisi di governo. Solo nel primo pomeriggio o, al più presto, nella tarda mattinata, si avrà il quadro completo dei colloqui.

Ma con ogni probabilità, i leader delle due coalizioni e dei partiti maggiori saranno ricevuti sul Colle dal capo dello Stato soltanto nella giornata di domani. Un giorno in più, quindi, rispetto al previsto per mettere a fuoco possibili soluzioni per la crisi di governo. Al momento, restano ufficialmente segnati sul calendario del Quirinale soltanto le consultazioni alle 10,30 con Marini e alle 11,30 con Bertinotti.

 

Da La Stampa.it