Fassino, via libera al Partito Democratico tra le lacrime
Poi viene il momento della riflessione.

22 aprile 2007. - Si può anche piangere alla fine di un congresso così, l'ultimo dei DS, il primo di una storia più grande, come l'ha chiamata Piero Fassino. Ma dopo le lacrime viene il momento della riflessione ed anche della rabbia per gli scenari che si vanno delineando per il futuro partito democratico: "Non è che può passare l'idea che uno si fa in quattro, lavora, e poi qualcun altro prende il posto suo", si sfoga Fassino con un giornalista del Messaggero.

È l'amarezza di Piero, il mediano, per fare il verso alla canzone di Ligabue, titola La Stampa. Perché - a rileggere le cronache del congresso DS - la partita per la leadership del dopo Prodi sembra giocata da altri: in corsa c'è Walter Veltroni, ma anche Massimo D'Alema, due discorsi paralleli, i loro a Firenze, da aspiranti leader del partito democratico, e poi c'è Anna Finocchiaro - che ha ricevuto un'autentica ovazione - e poi Bersani, e poi chissà.

Ma perché non dovrei candidarmi anch'io, si chiede Fassino, a nome di tutto un gruppo dirigente che ha rinunciato ad andare al governo e a volte in parlamento per dedicarsi a costruire un cielo sempre più blu, la creatura che sta prendendo forma del nuovo partito democratico. Ecco perché, asciugate le lacrime e rispolverato l'ottimismo, oggi Fassino si è presentato sorridente al congresso parallelo, quello della Margherita.

La guerra di Piero non è finita, e con un lungo applauso la platea della Margherita ha premiato la sincerità, e ha cercato di asciugare i dubbi e le lacrime di Fassino. Anche Prodi ha cercato di togliere dal suo cammino un ostacolo pesante: il problema della futura collocazione del partito democratico - se nella famiglia socialista europea o altrove - è oggi secondario. Quel che conta è affrontare uniti l'ultimo chilometro, di una maratona cominciata dodici anni fa, quando fu creato l'Ulivo.

 

Da TG5mediaset.it