PARIGI, 24 febbraio 2007. - I politologhi, gli statisti e i giornalisti hanno sempre criticato l'Italia del passato quando il sistema proporzionale base della nostra concezione elettorale, creava una tale parcellizzazione politica che obbligava le formazioni politiche ai compromessi più folli, per formare governi in eterna transizione.
Il presente non é cambiato, le coalizioni non sono più fatte dopo le elezioni, esse sono costruite prima ma il risultato é identico: fragilità delle maggioranze, instabilità governativa, compromessi politici e insicurezza totale nella gestione del Paese.
Si é cercato di nascondere l'estrema frammentazione politica dell'Italia creando un falso bipolarismo che oppone une destra ibrida ad una sinistra ancora più ibrida, con connubi ideologicamente contrastanti.
Il risultato é l'ennesima caduta del governo Prodi dopo 266 giorni di schiamazzi politici, di assenze programmatiche, di ingovernabilità.
Oggi, la situazione é identica nella ricerca di una falsa ed effimera stabilità che permetta di salvaguardare una situazione di potere per qualche mese prima di andare alle prossime ed ineluttabili elezioni.
L'italia é ancora una volta un grande barcone senza capitano, con ufficiali e sottufficciali che pretendono governare in un ammunitinamento permanente.
Un Paese come l'Italia, sesta potenza del mondo, terzo paese d'Europa puo' sopportare senza gravità questa situazione?
Le prossime elezioni organizzate sulla base dello stesso sistema elettorale risolveranno la situazione?
La risposte sono certamente negative.
Il dibattito aperto dopo la fine del Governo Prodi non appare certamente ispirato dalla consapevolezza che bisogna finirla con questo sistema costituzionale e politico che genererà sempre e solo insicurezza e crisi di potere.
Molti reclamano elezioni politiche immediate, spinti dalla voglia di potere di coloro che sono rimasti sul bordo della strada, non penso che le elezioni anticipate siano la risposta ideale, se non viene prima modificata la legge elettorale, ponendo come ideale la creazione di un sistema elettorale maggioritario alla francese che permetta di generare vere maggioranze politiche.
Come é stato detto da sempre dai grandi filosofi la somma delle minoranze non costituisce una maggioranza e la democrazia non é la parcellizzazione politica di un popolo, ma la sua capacità di esprimere un ideale politico attraverso il voto elettivo fondamento del contratto sociale.
Un secondo governo con questa maggioranza si giustifica solamente per la preparazione e il voto di una nuova legge elettorale che deve essere fatta con l'apporto dell'opposizione ponendo il benessere del Paese come scopo supremo.
Purtroppo la classe politica italiana, riflesso di un popolo che della cosa pubblica ha un vago ricordo trasmesso dalla romanità e dal fascismo, non mi sembra culturalmente pronta per porre come scopo supremo il benessere della nazione di fronte alla ambizioni personali di potere.
Fare politica é una missione, é credere in un progetto di società, essere profondamente altruisti ed amare il proprio Paese al di sopra di ogni valore materiale, al di sopra di tutto.
Per questo la Francia é un grande Paese e De Gaulle ha lasciato un grande messaggio che ispira ogni uomo politico qualunque sia il suo colore politico : l'amore per la patria, non solo in tempo di guerra, ma come trama quotidiana dell'operato che deve ispirare ogni servitore dello Stato.
Anche se non sono della stessa coalizione di Prodi e potrei essere felice su un piano strettamente personale nel vedere il mio avversario cadere nell'avversità, sono invece profondamente triste nel vedere il mio Paese tuffato un'ennesima volta in una crisi profonda con poche speranze per il futuro.
Spero comunque come Heghel che nel buio della caverna appaia una bagliore che illumini l'Italia.
Carlo Alberto Brusa*/News ITALIA PRESS
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*Avvocato al Foro di Parigi, Vice Presidente dell'associazione "Per un Foro Plurale", Ex Candidato alla Camera Circoscrizione Estero per Forza Italia.
