
11 settembre 2006. - L’aereo a prova di dirottatore presto sarà tra noi e anche se assomiglierà più a un carcere di massima sicurezza con le ali che a un mezzo di trasporto, dovrebbe garantire ai passeggeri voli sereni e controlli meno isterici, ma soprattutto più brevi, all’imbarco. Il progetto dell’«hijack-proof airliner» nasce da una collaborazione tra Bae Systems, Airbus e Commissione europea ed euroburocratico è il suo chilometrico nome: Security of Aircraft in the Future European Environment. Ovvero, sicurezza degli aeroplani nel futuro ambiente europeo. Anche l’America, naturalmente, sta lavorando, in gran segretezza, a qualcosa di simile.
Le nuove tecnologie, già in fase sperimentale, sono infatti figlie degli attacchi dell’11 settembre e tutte le loro caratteristiche rispondono all’esigenza di impedire che qualcosa di simile possa capitare di nuovo. Ad esempio, sarà possibile inserire un programma per evitare automaticamente l’impatto contro gli edifici; un dispositivo permetterà di pilotare il velivolo da terra, se il pilota dovesse perderne il controllo, vanificando ogni tentativo di dirottamento; sensori programmati per la lettura dell’iride permetteranno l’accesso alla cabina di pilotaggio solo alle persone autorizzate.
Passeggeri vigilati speciali
Aspetti meno simpatici per la privacy riguardano l’uso di microfoni per intercettare le conversazioni e un sistema computerizzato per individuare movimenti sospetti e neutralizzare eventuali terroristi prima che entrino in azione.
Molto meglio,in ogni caso, delle porte blindate e degli sceriffi dell’aria incaricati di vigilare sul volo che furono la prima, rudimentale risposta allo shock dell’attacco alle Torri gemelle. Ma forse non abbastanza. «Il rischio zero non esiste», chiarisce Daniel Gaultier, coordinatore a Parigi del progetto. «Tuttavia - aggiunge - possiamo rassicurare il pubblico sul fatto che stiamo facendo tutto il possibile per la loro sicurezza».
Per i passeggeri che, da metà del 2008, potranno sperimentare in pratica alcuni dei nuovi congegni messi a punto - per ora testati solo su voli simulati con attori professionisti fra Bristol e Amburgo - si tratterà di scegliere fra protezione e riservatezza. Perché il prezzo da pagare è un’invasione pressoché totale nella assai relativa intimità di un volo aereo. E su questo è già polemica. Ogni passeggero, infatti, sarà sorvegliato attraverso un sistema nascosto di telecamere e microfoni. Ogni sua parola, ogni suo gesto, saranno immortalati e analizzati, già durante il volo, per decidere se si tratta o meno di comportamenti sospetti: situazione imbarazzante per scambiarsi segreti di affari o regalare una gita romantica all’amante. Sono considerate attività degne di attenzione, fra l’altro, portare con sè troppi oggetti alla toilette o camminare su è giù per il corridoio. Le signore che si truccano davanti allo specchio e gli inquieti cronici potrebbero avere vita difficilissima.
Telecamere anche in bagno
Il dibattito è in corso sull’opportunità di mettere le telecamere anche in bagno: è un punto assai controverso perché l’idea di trovarsi involontario protagonista di un reality non entusiasma nessuno. D’altra parte, ribattono gli esperti, dati alla mano, le toilette sono il luogo ideale per prepararsi a un attentato, o per metterlo in opera. Si assicurano discrezione per quanto riguarda le conversazioni intime e la distruzione di tutto il materiale dopo l’atterraggio ma il dilemma - quanto si può sacrificare in termini di diritti in nome della sicurezza - è di nuovo pronto a esplodere. Sull’aereo a prova di bin Laden, passati i controlli tradizionali all’imbarco, si dovrà superare l’esame di un apparecchio per rilevare la presenza di esplosivi e dotare i bagagli di un chip che li identifica come propri senza possibilità di scambi o errori. Sulla plancia di controllo saranno installati sensori biometrici in grado di segnalare, ad esempio, mani estranee sui comandi, e far scattare quindi il sistema di emergenza guidato da terra. Per impedire la classica situazione da dirottamento, il capitano che guida con una pistola puntata alla tempia, è previsto infine un superpilota automatico, evoluzione del radar che già oggi evita collisioni fra aerei, programmato per evitare ogni impatto con edifici o montagne.
Il prezzo della protezione
Volare sicuri forse significherà anche dare l’addio ai low cost. Le nuove tecnologie elettroniche sono costose e dotarne ogni aereo potrebbe essere fatale alle compagnie più fragili, o costringerle a un aumento significativo delle tariffe. Per ovviare a questo inconveniente, che potrebbe portare a una nuova crisi del settore aereo, peggiore di quella seguita agli attentati dell’11 settembre, si ipotizzano contributi statali, ancora tutti da verificare, e possibili risparmi sul personale addetto alla vigilanza.
Da La Stampa Web
