PESARO, 18 settembre 2006. - "È stato un periodo pieno di attività e ovviamente anche di assestamento, comunque il bilancio di questi primi mesi di attività alla Camera dei Deputati è positivo". Sono le prime parole di Mariza Bafile, deputata italo-venezuelana, giornalista, già vice-direttrice della "Voce d’Italia" e componente dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, nel momento in cui ha spiegato all’Aise com’è stato il periodo di attività parlamentare fino ad oggi.

Abbiamo incontrato Mariza Bafile e Claudio Micheloni nel corso del dibattito sulle tematiche riguardanti gli italiani all’estero, tenutosi alla Festa nazionale de l’Unità svoltosi ieri, 17 settembre, a Pesaro.

"Ho approfittato anche delle vacanze estive - prosegue Bafile - per fare un giro nella circoscrizione e ho riscontrato che all’interno delle collettività è aumentato l’interesse verso collaborazioni e rapporti diversi con l’Italia. Le collettività che prima del voto cominciavano a capire che poteva cambiare qualcosa e adesso nel vedere che effettivemnete ci sono degli eletti hanno molti progetti, perchè c’è un interscambio tra pari, inizia in pratica a cadere il mito che dal Sud America si chiede soltanto".

La Bafile è impegnata in prima linea su una serie di progetti che possano dare una soluzione ad alcuni porblemi relativi agli italiani all’estero, in particolare ha presentato una proposta di legge, sostenuta anche dagli altri eletti all'estero per l'Ulivo, per chiedere l'assegno di solidarietà per gli italiani che hanno superato i 65 anni d'età e hanno un reddito annuale inferiore ai 3000 euro.

"Spero che vada avanti – aggiunge - il progetto di legge sull’assegno di solidarietà che è la cosa che a me sta più a cuore. Però insieme a quello ci sono tante altre cose come la ristrutturazione dei consolati, la cittadinanza e altri. Ci sono problemi che sono cardine, che per avere un rapporto diverso con l’estero bisogna incominciare a costruirlo su basi reali".

A proposito del vuoto generazionale, cioè tra gli emigranti di prima generazione e i giovani discendenti, spesso evidenziato e che si sta cercando di colmare tramite una serie di iniziative ed attività, l’onorevole Bafile risponde così: "Non credo si possa parlare di vuoto tra la prima e la terza generazione, credo che l’Italia ha congelato il suo sguardo alla prima generazione e non è stata capace di vedere l’evoluzione di questa attraverso i figli. Il secondo passo che ha fatto l’Italia in alcuni casi è con i giovanissimi e ha lasciato da parte la fascia più interessante, che è quella di mezzo, di quanti sono professionisti e già lavorano e che quindi possono rappresentare la fascia di interscambi con l’Italia su basi diverse".

"Nonostante questo – evidenzia - c’è una forte doppia identità, mi riferisco al Sud America ma parlando con gli altri colleghi è così un po’ dappertutto, si tratta solo di ricostruire. È ovvio che un professionista, un professore universitario, un artista non puuò sentirsi identificato con un’Italia che lo vede solo come lo straccione che deve essere importato perchè deve togliere dal mercato del lavoro più umile gli immigrati, ecco non ci ritroverremmo mai in questa categoria".

Conclude pèrò con una speranza. "Se invece, come io spero, comincia a cambiare lo sguardo dell’Italia verso questa emigrazione, - afferma - verso questa parte dell’Italia che c’è e che è forte, sono sicura che c’è una possibilità di arricchimento da una parte e dall’altra".

Dal Venezuela l’attenzione si posta in Europa, dove i parlamentari eletti in questa circoscrizione sono completamente assorbiti dalla nuova esperienza. Claudio Micheloni, eletto al Senato nella ripartizione Europa, membro della Commissione Affari Esteri e della Commissione di Vigilanza Rai, ha raccontato le sue impressioni all’Aise. "Ho trovato – ci dice - un’accoglienza di interesse e una disponibilità da parte del centro sinistra al nostro arrivo in Parlamento. Credo che non possiamo lamentarci troppo, perchè siamo presenti nelle commissioni di nostro interesse. C’è un ascolto sui problemi che abbiamo sollevato e attualmente ci sono in corso discussioni per migliorare le nostre condizioni di lavoro".

Ecco però cosa manca secondo il senatore Micheloni: "A noi manca un comitato permanente dove affrontare veramente i problemi degli italiani all’estero, perchè non si può lasciare questa tematica collegata semplicemente alla commissione esteri, la quale oggi è impegnata su temi di importanza internazionale, come conflitti, interventi militari ed altro. È difficile in una commissione dove si affrontano questo tipo di problemi, discutere anche quelli dei consolati, della lingua e della cultura, perchè sono problemi profondamente diversi".

"Sono in corso trattative – prosegue - per creare un luogo dove ci sia la possobilità di affrontare in modo specifico questi problemi. La cosa che più mi colpisce è la poca conoscenza dei problemi degli italiani nel mondo dentro il Parlamento, però da parte dei colleghi senatori con cui parlo c’è grande interesse a conoscerli, capirli e a sostenere le politiche per questa realtà. Da quando sono in Parlamento sento che la "non conoscenza" viene soprattutto dai giovani parlamentari, i quali non hanno vissuto le partenze e l’emigrazione, quindi c’è un fatto di memoria storica nei nostri confronti. Il compito maggiore per noi è ricostituire questa memoria storica".

Infine un accenno alla sua ultima nomina, del 15 settembre scorso, all’interno della Commissione Vigilanza Rai. (vedi AISE del 15 settembre h. 14.55) "Il fatto che sono stato nominato alla Commissione Vigilanza Rai – sottolinea - è significativo, è la prima volta che saremo in luogo dove potremmo affrontare i problemi di Rai International, c’è una sensibilità ma molto lavoro da fare, molto di più di quello che pensavo. Gli italiani all’estero in noi hanno finalmente trovato un punto di riferimento, certamente è un rapporto che deve ancora essere sviluppato e rafforzato ma la partenza fa pansare che possiamo farcela".