Strumenti diversi, stessi obbiettivi
Strumenti diversi, stessi obbiettivi
Uomini e donne sono meno diversi di quanto si creda.
1 agosto 2010. - Durante un periodo di epidemia influenzale, due amiche si incontrano in ufficio, tornando al lavoro. «Ho avuto la febbre altissima», dice una. «Anch'io...», risponde l'altra. Metropolitana, stessa situazione, due colleghi maschi. «Sapessi che febbrone ho avuto», annuncia il primo, «fino a trentanove e mezzo». «Io oltre quaranta!», esclama l'altro trionfante.
Sarà anche un luogo comune, ma non troppo. Nelle conversazioni tra maschi si tende quasi sempre a generare relazioni gerarchiche, mentre i dialoghi al femminile sono orientati a stabilire connessioni orizzontali, empatiche.
E fin qui, direte, niente di nuovo. Ma la morale è che non bisogna fermarsi alle apparenze.
Perché «il rituale di contrasto [...] normalmente associato agli uomini [...] può trasformarsi in una strategia di consolazione». E al contrario l'accoglienza femminile può mascherare comportamenti assertivi e competitivi.
Lo stesso vale per la risata, altro cardine della comunicazione. Come suggerisce Christie Nicholson in Umorismo di genere - con una tesi che farà irritare molti maschi, ma non per questo è meno vera - per una donna una persona che ha sense of humour è una persona che la fa ridere. Per un uomo, è una persona che ride delle sue battute. Così siamo di nuovo al luogo comune del maschio esibizionista e della femmina spettatrice. Ma l'ironia è, per gli uni e per gli altri, uno strumento fondamentale per avvicinarci, per creare nuovi legami. E, secondo recenti studi, con il procedere di una relazione il senso dell'umorismo maschile perde via via di importanza, «mentre l'ironia della donna diventa una benedizione».
D'altra parte, dicono in molti, saranno pure stupidi stereotipi, ma in fin dei conti già da piccoli maschietti e femminucce preferiscono rispettivamente le macchinine e le bambole. «La scelta di giocattoli tipici per il proprio genere è una delle maggiori differenze sessuali nel comportamento, seconda soltanto alla preferenza sessuale stessa». Ma i fattori ambientali sono molto più influenti di quanto crediamo. In realtà, le differenze neurologiche tra maschi e femmine sono minime, e molti studi hanno dimostrato che, prima che entrino in gioco le norme sociali, i maschi amano le bambole quanto le femmine: tutti i bambini provano una forte attrazione per i volti, per una banale questione di sopravvivenza. È più tardi, in età prescolare, che nascono le differenze. Quando sono gli adulti, magari anche inconsciamente, a «suggerire» i ruoli.
Insomma, ci sarà anche del vero nella storiella per cui gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. Ma, piaccia o no, ci siamo incontrati a metà strada, su questa Terra. E alla fine usiamo solo strumenti diversi per raggiungere gli stessi obiettivi. Almeno in questo senso, l'evoluzione, la cultura e l'ambiente possono più di una manciata di geni.
(Marco Cattaneo / Mente e cervello)