Papa: "La scienza
non redime l'uomo"

Per il Pontefice la tecnica non deve discostarsi dall'etica. Attacca marxismo e illuminismo: «Utopie terrene fallite». E «Gesù non era un rivoluzionario».

Papa Benedetto XVI.1 dicembre 2007. - Bisogna avere fiducia nella scienza ma anche essere consapevoli dei suoi limiti: «non è la scienza che redime l’uomo, l’uomo viene redento mediante l’amore», afferma il Papa nell’enciclica «Spe Salvi» pubblicata ieri. «La scienza - spiega - può contribuire molto all’umanizzazione del mondo e dell’umanità. Essa però può anche distruggere l’uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa». Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo», è il ragionamento che Ratzinger compie nel documento intitolato ’Spe salvì, «nella crescita dell’uomo interiore, allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l’uomo e per il mondo». In questo senso, le decisioni che un uomo compie nella propria vita «non sono mai semplicemente già prese per noi da altri - in tal caso, infatti, non saremmo più liberi. La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio».

 

"Il marxismo ha generato la desolazione"

Analogo l’atteggiamento che il cristiano deve avere verso la politica. «Ogni generazione deve anche recare il proprio contributo per stabilire convincenti ordinamenti di libertà e di bene», ma anche se «le buone strutture aiutano, esse da sole non bastano» e la storia ci ha mostrato tutti i limiti e i rischi dell’assolutizzazione di questi aspetti. Da ultimo l’utopia del marxismo che voleva costruire il paradiso in terra e invece ha lasciato dietro di sè soltanto tanta «desolazione». «Un mondo che si deve creare da sè la sua giustizia è un mondo senza speranza», scrive il Papa che cita i grandi pensatori della scuola di Francoforte, come Max Horkheimer e Theodor W. Adorno: «la protesta contro Dio in nome della giustizia non serve. Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza. Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci dà la certezza».

 

"Gesù non era un rivoluzionario"

Dopo aver sferrato questo duro attacco al marxismo, Benedetto chiarisce che Gesù non era Spartaco, non era un rivoluzionario. Il senso della speranza cristiana non è dunque una semplice speranza di cambiamento sociale. «Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale rivoluzionario -scrive Ratzigner nel testo- come quello con cui Spartaco, in lotte cruente, aveva fallito. Gesù non era Spartaco, non era un combattente per una liberazione politica, coem Barabba o Bar-Kochba. Ciò che Gesù, egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Signore di tutti i Signori, l’incontro con il Dio vivente e così l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo».

 

"Il cielo non è vuoto"

«Il cielo non è vuoto», esiste Dio ed esiste il Paradiso, anche se non riusciamo a immaginarceli, proclama il Papa teologo nel testo (tradotto in 8 lingue e diffuso in un milione di copie), ricordando che fin dall’inizio i cristiani sanno di avere un futuro dopo la morte, anche se, ammette, non conoscono «nei particolari ciò che li attende». In quest’ottica, diventano accettabili anche la sofferenza e la morte che la cultura di oggi tende a rimuovere: «una società che non riesce ad accettare i sofferenti è una società crudele e disumana». In proposito l’enciclica presenta le testimonianze di alcune figure che hanno vissuto eroicamente la virtù della speranza, accettando le sofferenze e le ingiustizie come Giuseppina Bakhita, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan, l’«indimenticabile» cardinale Nguyen Van Thuan, che per 13 anni fu prigioniero in Vietnam. Secondo il Papa, «la capacità di accettare la sofferenza per amore del bene, della verità e della giustizia è costitutiva per la misura dell’umanità».

 

(La Stampa.it)