Quando un gettone
valeva un sogno

Le 130mila cabine telefoniche che ancora oggi si trovano in ogni punto del paese
verranno, poco alla volta, smontate.

7 aprile 2010. - Vecchie cabine telefoniche, addio. Surclassate dalla diffusione dei cellulari, le 130 mila postazioni che ancora oggi si trovano in ogni punto del paese verranno poco alla volta smontate. Resteranno in funzione soltanto quelle collocate nelle caserme, nelle scuole e negli ospedali. O quelle per cui ci sarà una precisa, ed esplicita, richiesta da parte dei semplici cittadini o dei Comuni.

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti deliberato una revisione dei criteri della loro distribuzione che prende atto del cambiamento delle abitudini degli italiani e dei mutamenti tecnologici avvenuti negli ultimi dieci anni.

Una revisione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale che, nella sostanza, permette a Telecom Italia di non garantire più una copertura totale del territorio con una rete che è stata essenziale nello sviluppo italiano, a partire dal boom economico a tutti gli anni Ottanta, ma che oggi ha perso molta della sua utilità. Una rete che, rispetto a dieci anni fa, si è già nettamente sfoltita: se oggi le postazioni sono 130 mila, nel 2000 erano 300 mila.

Questo cambiamento è collegato prima di tutto alla transizione tecnologica sperimentata nelle telecomunicazioni, che ha nella sostanza modificato il profilo giuridico dell'ex monopolista. Oggi la quasi totalità della penisola è coperta dalle reti per il cellulare. Dunque, fatte salve alcune zone franche come per esempio le scuole e gli ospedali, da alcuni anni non ha più senso la mappatura strada per strada del territorio con una cabina dopo l'altra, ultimo cascame dell'obbligo di servizio pubblico universale.

C'è, poi, un aspetto pratico: dal 2001 a oggi l'utilizzo delle cabine si è ridotto del 90 per cento, sia come numero di conversazioni sia come media di minuti di «chiacchierate telefoniche».

Dunque, al di là delle nuove infrastrutture immateriali della telefonia mobile, la sorte delle cabine è stata sancita prima di tutto dagli italiani. L'anno scorso, per citare un dato significativo, nell'80% delle postazioni sono state effettuate meno di tre chiamate al giorno.

Il costo annuo complessivo dell'intera rete, a carico di Telecom Italia, sarebbe stimabile in un centinaio di milioni di euro. Tutto a questo, a fronte di una diffusione particolarmente fitta: in Italia se ne trova una ogni 450 abitanti, contro una media europea di una ogni 1.100 abitanti. La delibera dell'Agcom riporta che ogni anno «possono essere rimosse al massimo trentamila postazioni telefoniche pubbliche». Tuttavia, una precisa procedura permetterà ai cittadini, agli amministratori locali, ai commercianti e agli imprenditori contrari alla rimozione di manifestare il loro dissenso. Un cartello, infatti, sarà affisso sessanta giorni prima della data dello smantellamento. Chiunque potrà bloccarlo scrivendo all'Agcom.

In questa maniera, dunque, si eviterà che i piccoli paesi della campagna siciliana, dell'Appenino tosco-emiliano o della montagna trentina restino senza telefono in piazza, a fianco della farmacia o vicino alla chiesa.

 

(Paolo Bricco / ilsole24ore)

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