7 novembre 2007. - Prosegue stamattina il rafforzamento dell’euro, che negli scambi mattutini ha messo a segno un nuovo record sfondando al rialzo per la prima volta la soglia di 1,47 dollari. La divisa dell’Ue-13 ha toccato un picco a 1,4702 dollari, per poi ritracciare lievemente a 1,4697.
La tendenza di fondo che pesa sul mercato dei cambi è il generale indebolimento del dollaro, che risente dei timori di rallentamento, o addirittura recessione per l’economia americana, e della manovra espansiva della Federal Reserve. Dallo scorso settembre la Banca centrale americana ha infatti diminuito di 0,75 punti il costo del danaro, per scongiurare i rischi di recessione che potrebbero derivare dalla crisi dei mutui subprime e dalle successive turbolenze dei mercati.
Un costo del danaro più basso può favorire la crescita economica, ma contestualmente indebolisce la divisa di riferimento in quanto rende meno appetibili i titoli a rendimento fisso denominati in dollari.
Nell’area dell’euro, invece, non si profilano tali dei tassi: dalla riunione di domani del Consiglio direttivo della Bce si attende che una conferma dell’attuale 4%. Non è nemmeno escluso che nei mesi a venire l’istituzione di Francoforte possa decidere di alzare ulteriormente i tassi per evitare una ripresa delle pressioni inflazionistiche.
Il petrolio raggiunge i 98 dollari al barile
Prosegue anche oggi la corsa dei prezzi petroliferi, con il barile di oro nero che ha sfondato quota 98 dollari, segnando un nuovo record e ora secondo gli analisti punta alla soglia psicologica dei 100 dollari. Negli scambi dell’after hours sul Nymex, la Borsa merci di New York, il Wti ha toccato un picco da 98,25 dollari, con un rialzo di 1,55 dollari per i futures in prima consegna rispetto al fixing ufficiale di ieri. A Londra il Brent, il greggio estratto dal mare del Nord, ha per la prima volta oltrepassato quota 95 dollari, con un rialzo da 1,38 dollari a quota 95,05.
Il mercato è in tensione per i dati che verranno diffusi oggi sulle riserve strategiche negli Usa, da cui ci si attende un calo. Ieri i corsi petroliferi hanno mostrato una nuova sfiammata a seguito degli attentati in Afghanistan e dell’attacco a un oleodotto nello Yemen.
«Il sentimento di mercato resta rialzista, si punta verso i 100 dollari al barile», osserva Victor Shum, analista energetico per la Purvin & Gertz a Singapore. «Possiamo attenderci una forte volatilità dei prezzi, con alcuni operatori che venderanno su prese di profitti ma altri che si posizioneranno sul greggio».
(La Stampa.it)
