8 marzo 2008. - Accavallate, accavallate, qualcosa resterà. Almeno se siete Sharon Stone e vivete in un’epoca, la nostra, dove l’eterna giovinezza diventa sempre meno un mito e sempre più una realtà, alla faccia del dottor Faust e del suo patto col diavolo (il quale, oggi, va in palestra, fa la dieta, si è fatto ridurre le corna e, ovviamente, veste Prada). Ricordate? Correva l’anno 1992, Bill Clinton diventava presidente, Francesco Cossiga smetteva di esserlo, i serbi assediavano Sarajevo e i giudici Bettino Craxi. Esisteva ancora la Dc e Mino Martinazzoli veniva eletto segretario. Praticamente, la preistoria.
In quell’anno, una sconosciuta attrice americana trentaquattrenne girava «Basic Instinct» nei panni della torbida scrittrice bisessuale Catherine Tramell. Panni non solo succinti, ma anche portati «a pelle». Sicché quando Sharon-Catherine, seduta in una stazione di polizia, accavallò le lunghissime gambe davanti a un gruppo di poliziotti imbambolati, si vide che sotto la minigonna non indossava nulla. E qui davvero: «Fermati, istante!», avrebbe gridato il solito dr. Faust.
Bene: sono passati 14 anni da quel momento epocale che, come scrive spiritosamente l’Ansa, «per molti è stato il primo fermo immagine del proprio dvd», e la notizia non è tanto che lunedì la Stone compirà 50 anni tondi, ma che è ancora un sex symbol. Senza nemmeno aver fatto molto per restarlo. Di film altrettanto capitali, alla fine, non ne ha girati. Dopo l’incoronazione a icona erotica «global», continuò per qualche tempo a marciare nel filone, però evitò di marcirci. In «Sliver» si sfilò le mutandine al ristorante (almeno stavolta le aveva messe), ma poi ha cambiato genere, scegliendo anche ruoli di femme tutt’altro che fatale. E se due anni fa è tornata alle origini girando «Basic Instinct 2», un fiasco, almeno è stata orgogliosa: «Mi piace che la gente possa vedere una donna di 48 anni nuda e sexy sullo schermo».
I restauri, se ci sono stati, sono stati molto più leggeri di quelli di altre star. Oggi miss Stone porta le sue rughe come medaglie al valore della vita vissuta, oltretutto complicata da guai di salute come l’aneurisma che l’ha colpita e che lei, manco a dirlo, ha vinto. E anche l’immagine è cambiata: da mangiatrice di uomini in generale e di registi in particolare («Basta metterla da sola in una stanza con il regista, e otterrà la parte», assicurò un suo ex agente a un biografo pettegolo), si è trasformata in fatina del buonismo prêt-à-penser. Dunque, buddista, democratica, paladina dei diritti dei gay e della lotta all’Aids, impegnata in una miriade di buone cause, tutte politically correct. Vive con tre figli adottati (dopo altrettanti mariti liquidati).
Ma, eccoci qui, resta un sex symbol. Sempre e comunque desiderabile. Magari, in versione 2008, meno Miss Eros e più donna-con-cui-mi-piacerebbe-vivere, però sex symbol, trionfalmente, sì. Due le spiegazioni possibili. La prima: superSharon beneficia del fatto che, se è vero che oggi restiamo tutti giovani e bamboccioni fino a 40 anni, è anche vero che non diventiamo vecchi fino agli 80, quando cioè, un paio di generazioni fa, più che anziani si era considerati decrepiti. Ma allora non si capisce perché, invece, certe colleghe della Stone siano franate dalla floridezza alla decrepitezza nel giro di un amen, anzi di un ciak.
Seconda spiegazione: la Stone è ancora così appetibile non perché non sia invecchiata, ma perché ha saputo farlo. Certo, anche per lei è passata la fase del «sotto il vestito, niente». Ma è sempre valida quella del «sotto il vestito, mente». I biografi raccontano di una baby Sharon che iniziò a parlare a 10 mesi, a 5 anni era in seconda elementare e a 15 aveva un quoziente intellettivo di 154. Sarà. Di certo intelligente lo è rimasta. Infatti oggi che le gambe non le accavalla più a favor di telecamera, non si pente di averlo fatto, come molte attrici i cui pudori spuntano insieme alle rughe: «Il successo di “Basic Instinct” mi ha permesso di produrre film che mi interessano e dedicarmi alle cause che mi stanno a cuore», disse l’anno scorso a Berlino. O, come dichiarò in un’altra memorabile occasione, «se hai una vagina e delle idee in testa, la combinazione è esplosiva; prima o poi, deve per forza funzionare». Magari per altri cinquant’anni.
(La Stampa.it)
