Mi chiamo Bond. E ho 80 anni
Mi chiamo Bond. E ho 80 anni
Il 25 festeggia Sean Connery, lo 007 più amato:
"Ho fatto molti errori, ma è tardi per cambiare".
13 agosto 2010. - Il fascino beffardo di chi la sa lunga e sta lì, pronto a fregarti più che proteggerti, fermamente convinto che l'unica cosa importante sia salvare la pelle. La propria, prima di quella degli altri. Per le donne di tutto il mondo, spesso ammalate di masochismo, Sean Connery è stato ed è, anche adesso, anche a (quasi) 80 anni, un sex-symbol irresistibile, un uomo difficile da scalare, come una montagna, come una vetta estrema.
Non a caso a raggiungere la cima sono state, in realtà, solo due signore, Diane Cilento, madre dell'unico figlio Jason, e Micheline de Roquebrune, conosciuta in Marocco grazie alla passione comune per il golf. Tutto il resto è ginnastica, passatempo, fa parte del gioco, come nella saga dell'agente 007 al servizio di Sua Maestà.
Ciò che conta, per il divo nato a Edimburgo il 25 agosto del 1930, in una casa di due stanze al numero 176 di Fountainbridge, famiglia semplice, padre camionista, madre cameriera, è sempre stato altro. Prima di tutto mettere insieme qualche soldo, facendo i mestieri più vari: carbonaio, bagnino, cementista, tipografo.
È da allora, spiegano i biografi, che il denaro ha conquistato un posto fondamentale nella classifica dei valori del signor Connery: «Io sono scozzese, e voglio sempre sapere come spendo i miei soldi». La Scozia, naturalmente, fa parte di quella rosa di priorità, è un amore duraturo e inflessibile (sull'avambraccio il tatuaggio parla chiaro: «Scotland forever»), anche più del golf che oggi ha lasciato spazio al tennis e al calcio, mai dimenticato. Quando, quattro anni fa a Roma, qualcuno gli ha chiesto: «Cosa c'è nel futuro, tra Inghilterra e Scozia?», lui ha risposto laconico: «Un divorzio».
A recitare ha imparato con il tempo, anche perché non ha mai avuto il fuoco sacro e la prima occasione gli è piovuta dal cielo per caso: «Avevo 22 anni, ero ormai troppo adulto per il team del Manchester United. Qualcuno mi disse che cercavano persone per il coro di South Pacific. Mi informai sul luogo dell'audizione, ebbi il lavoro e questo è tutto». La passione è arrivata dopo, con il successo, con James Bond, personaggio-condanna da cui, a un certo punto, come sempre accade agli attori, ha desiderato staccarsi con tutte le sue forze: «Non rivedo mai i miei Bond, ma se mi capita penso che avrei potuto fare di meglio». Eppure il ruolo era suo, con tutta la rete di sottili somiglianze che legano, invariabilmente, la vita vera a un'interpretazione riuscita. Sociologi, intellettuali, scrittori hanno analizzato a lungo il fenomeno Bond, «super poliziotto - scriveva Oreste Del Buono - dal barbaglio di gentiluomo, al quale era stata conferita forse anche un'anima, ma certo una scintilla inquieta».
Più moschettiere che lord, amante, a sua detta, di personaggi leggendari, portatori di luce nelle tenebre, Connery ha poi confessato di essersi trovato molto meglio in altre vesti, in altre storie, quelle di Zardoz, dell'Uomo che volle farsi Re, del Vento e il leone, di Robin e Marian, di Cinque giorni un'estate. E, naturalmente, sul set del Nome della rosa, dov'è stato il francescano Guglielmo di Baskerville, alla ricerca della verità nella biblioteca del monastero: «La sceneggiatura mi ha fatto pensare a una fisarmonica: ogni volta che schiacci un tasto, altri due si muovono. Ha tutte le potenzialità di un autentico thriller». E poi negli Intoccabili, che fece guadagnare a Connery, nei panni di Jim Malone, l'Oscar come miglior attore non protagonista: «Un poliziotto - spiegò il regista Brian De Palma - che ha trascorso la vita come un sopravvissuto». E in Indiana Jones e l'ultima crociata il divo accetta di fare il padre di Harrison Ford, uno studioso di stampo vittioriano, molto puntiglioso e un poco attaccabrighe.
Il fiuto non è mai mancato a sir Sean. Ha capito presto che era tempo di cambiar pelle, di regalare la sua rude saggezza a una nuova galleria di personaggi. Barba bianca e tanta ironia, per continuare il percorso fortunato di un divo tutto d'un pezzo, senza tormenti né rimpianti: «Ho fatto molti errori, ma non si può cambiare ciò che è accaduto».
(lastampa.it)