Haiti, paura per gli italiani:
«Un centinaio manca all'appello»
La Farnesina: preoccupazione per i
connazionali.
Ottanta quelli già contattati: stanno bene.

14 gennaio 2010. - In una Port-au-Prince quasi rasa al suolo dal violento terremoto di martedì, che potrebbe aver causato oltre centomila morti, arrivano i primi aiuti. Navi e aerei americani sono in rotta verso Haiti e squadre di soccorso medico sono entrate in azione fra le macerie della capitale. Gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello spazio aereo e gestiranno l'aeroporto di Port-au-Prince. In viaggio anche una missione dall'Italia, e giovedì mattina da Pisa parte un team di chirurghi. Preoccupa intanto la situazione, ancora poco chiara, degli italiani presenti ad Haiti al momento del terremoto. «Non abbiamo notizie positive, nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone» ha spiegato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Addis Abeba e in partenza per Nairobi. «Ma - ha precisato il ministro - per fortuna neanche negative». L’unità di crisi della Farnesina ha detto che non è ancora riuscita a rintracciare un centinaio di italiani ad Haiti e che vi è motivo di essere preoccupati.
OTTANTA CONTATTATI - Sono un’ottantina invece i connazionali, sui 190 residenti sull’isola di Haiti, già contattati dall’Unità di Crisi, che sono in buone condizioni. «Nel corso delle ultime ore siamo riusciti a contattare un’altra decina di italiani rispetto ai settanta» di cui si avevano già notizie, ha detto Fabrizio Romano, capo Unità di Crisi della Farnesina ad Uno Mattina su Rai1. «Stiamo lavorando per avere un quadro sempre più preciso e reale. Un nostro funzionario dell’Unità di crisi sta atterrando in questi minuti ad Haiti per mettere in funzione un’antenna che ci consentirà di ovviare alle difficoltà di comunicazione con Haiti. Poi opererà in tandem con un funzionario dell’ambasciata a Santo Domingo, arrivato ad Haiti, per una ricerca mirata dei connazionali», ha spiegato Romano.
IL TESTIMONE - Mercoledì la Farnesina, dopo le prime drammatiche ore, ha fatto sapere che sta verificando la notizia di almeno un connazionale tra le vittime. Ma in serata, una testimone ha riferito all'Ansa che all'hotel Montana di Port-au-Prince, distrutto dal sisma, abitavano degli italiani. «Anche se non so quanti siano e se al momento del terremoto erano in casa. Stiamo cercando di sapere qual è la sorte dei dispersi», ha spiegato Cristiana Iampieri, un avvocato che lavora all'Onu ad Haiti.
GLI AIUTI - Da Addis Abeba, il titolare della Farnesina ha anche affrontato il tema degli aiuti spiegando che per sostenere Haiti devastata dal terremoto, un intervento di emergenza che sia efficace deve necessariamente avere un coordinamento in loco. «È l'unico modo per coordinarci meglio: non possiamo fare ognuno per conto proprio e il coordinamento europeo è partito proprio in questo spirito» ha detto Frattini. «Ad Haiti -ha proseguito il responsabile della Farnesina- c'è un coordinamento forte delle Nazioni Unite che hanno già parecchio personale. L'Unione Europea ha creato un raccordo costante, ventiquattr'ore su ventiquattro, con tutti i Paesi tra cui anche il nostro; e l'Unità di Crisi ha una sezione aperta a orario continuato alla Farnesina proprio per questa ragione». Inoltre, secondo il ministro degli Esteri, l'aereo con gli aiuti italiani potrebbe già essere atterrato nel devastato Paese caraibico.
(Corriere della Sera)