Garimberti: "A Sanremo
basta con i nani e le ballerine"

Il presidente della Rai: vorrei un Festival in tre serate. E solo di canzoni.

Paolo Garimberti, presidente della RAI.14 febbraio 2010. - Basta con nani e ballerine. Non c’entrano con le canzoni. Il Festival di Sanremo dovrebbe durare tre giorni, un brano dietro l’altro, senza dilatazioni».

Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, prende volutamente a prestito la storica definizione usata da Rino Formica per stigmatizzare un rutilante congresso craxiano e la rilancia contro il Festival di Sanremo dall’altra parte della Liguria, da Rapallo dove partecipa alla presentazione di Cartoons on the bike.

Una critica alla kermesse condotta da Antonella Clerici che inizia martedì. E dire che, sempre ieri, l’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, ha pubblicato un «piccolo prontuario di resistenza musicale» per «sopravvivere» al Festival di Sanremo: dieci dischi, pietre miliari della storia del rock, con i quali resistere alla «marea crescente di canzoni festivaliere». Insomma, piuttosto del Sanremo «di prìncipi e allenatori di calcio» meglio il rock che una volta era «la musica del diavolo».

A proposito del diavolo, poteva mancare Patrizia D’Addario, la escort più fanosa d’Italia? «Non so ancora in che termini, ma farò passerella al Festival», ha annunciato ieri, anche se non sarà all’Ariston come invitata della Rai. Ma torniamo a Garimberti.

Nani e ballerine non si addicono allo spettacolo?
«Non ci azzeccano tanto con le canzoni. Capisco il problema degli sponsor da soddisfare, non ho l’autorità per decidere, ma io sarei per il ritorno secco al Festival di tre giorni. Volete mettere l’emozione che provò il pubblico alla proclamazione della vittoria di Domenico Modugno con Volare? Mi ricordo bene con quale senso di attesa e coinvolgimento seguivo il Festival da bambino alla radio con mia zia, a Levanto, dove sono nato. Sarà stata un’Italia più semplice, un mondo più primitivo, ma quelle emozioni oggi si sono perse, il pubblico non è più concentrato sulla canzone».

Non ha paura di essere definito un nostalgico?
«Me lo diranno, ma per certe cose sono un fautore del ritorno all’antico: il tennis va giocato in bianco e anche gli arbitri stavano meglio con le giacchette nere».

È contrario anche alla lunga durata delle singole puntate?
«Oggi si dilata tutto, vedi la Champion’s Leaghe di calcio che ormai ha gironi eliminatori con certe squadre sconosciute... Questo non serve a niente».

Quindi, le serate sanremesi sono troppo lunghe?
«Con gli spogliatoi diventano ripetitive».

Però andrà al Festival?
«Certamente, per me sarà la prima volta e quindi una grande emozione. È uno dei privilegi del mio ruolo di presidente».

Quant’è importante Sanremo per la Rai?
«Il Festival è un avvenimento importantissimo, per noi il grande evento dell’anno. Spero che abbia successo, è importantissimo che abbia successo».

Come ogni anno, il Festival è stato preceduto da polemiche.
«Mi spiace, ma le polemiche fanno parte del gioco, se vogliamo».

Però ora l’affermazione del presidente della Rai che vorrebbe una manifestazione tagliata e prosciugata potrebbe provocarne altre.
«Il mio è un incitamento, non una critica. E poi non so se la dilatazione dello spettacolo giovi veramente alla canzone italiana».

 

(laStampa.it)

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