Di Claudio Bosio.
17 dicembre 2009. -
Il 25 dicembre si festeggia il compleanno di Gesù. In molte case
italiane, nell’attesa dell’evento, si è già allestito il Presepe. Il Bambino
(comunemente chiamato "il Bambinello") è sistemato nella mangiatoia,
con a fianco il bue e l’asinello, mentre Maria e Giuseppe, sono contornati
da tanti altri personaggi che si immagina fossero presenti nella
circostanza.
Sopra la stalla, non manca mai la cometa, raffigurata come una "stella con la coda", l’astro che portentosamente guidò i re Magi, dall’Oriente sino alla grotta di Betlemme.
Ma, siamo sicuri che fu proprio una cometa a guidare i re Magi? E, ancora, siamo sicuri della data di nascita di Gesù?
Dei quattro Vangeli uno solo, quello di Matteo (2.1) accenna ad un astro speciale che sarebbe comparso nel cielo notturno al tempo della nascita di Gesù. In quel Vangelo si legge infatti «Nato Gesù in Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi venuti dall’oriente giunsero a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo"».
Intanto bisogna rilevare come la dicitura "stella cometa", comunemente usata, sia in effetti errata e contraddittoria, perché accorpa due corpi celesti completamente dissimili tra loro:
una stella è un corpo celeste di notevoli dimensioni, che si trova ad
enormi distanze, fuori dal sistema solare. È costituita da una sfera di gas
ad altissima temperatura, emette radiazioni elettromagnetiche e particelle
prodotte da reazioni nucleari (trasformazione dell’idrogeno in elio) che
avvengono nel suo centro. Nel firmamento, poi, ci appare fissa. Ad occhio
nudo sono visibili più si 6.000 stelle.
una cometa, invece, è un oggetto celeste ghiacciato, (una grossa
"palla di neve sporca") all'interno del sistema solare e che, nel momento di
maggior vicinanza al Sole, sviluppa una nube di gas ( la chioma) e
una coda estesa. (La denominazione "cometa" è dovuta proprio alla
coda: in greco, infatti, komètes significa "chiomato") La cometa è
visibile solo dopo la formazione della nube e della chioma, che diffondono
la luce solare. Nel firmamento ci appare mobile.
Nell'iconografia antica della nascita di Gesù, la stella non è rappresentata con la coda. Fu Giotto di Bondone, (1267-1337), che probabilmente aveva visto la cometa di Halley, nel 1301, ad affrescare nella cappella degli Scrovegni, a Padova (dipinta tra il 1303 e il 1305) una cometa dalla lunga coda, nel cielo notturno del presepe.([1])
Circa la cometa apparsa nella volta celeste della Palestina, più o meno 2000 anni fa, i pareri, sono discordanti: secondo alcuni si tratterebbe di un fenomeno allegorico, non basato su di un reale avvenimento celeste. Tuttavia, se così non fosse, se cioè davvero un astro singolare avesse richiamato l’attenzione dei Magi, (nel libro biblico di Daniele, sono i sapienti di Babilonia, antica sede di studi astronomici ed astrologici) come si spiega che quello stesso astro non fu notato da Erode, dai Sapienti e dagli Studiosi della sua corte e tanto meno dalla gente d’Israele? E come mai solo Matteo ne parla, mentre gli altri tre Evangelisti non ne fanno alcun cenno, tenuto per di più conto che questo evento era stato già annunciato attraverso alcuni versetti profetici dell’Antico Testamento? (Ad esempio in Numeri 24,17: «una stella spunta da Giacobbe»). D’altra parte è risaputo che, per l’uomo di fede, il valore dei Vangeli non risiede nella attendibilità storica o scientifica dei fatti che vi sono narrati; quindi, per il credente, non avrebbe senso alcuno chiedere agli scienziati di fare chiarezza su quell’astro misterioso che comparve nel momento in cui nasceva Cristo.
Tuttavia, a prescindere da ciò, diamo per scontato che la stella vista dai Magi sia veramente esistita. Per capire però cosa effettivamente sarebbe potuto accadere in cielo in quella circostanza, è indispensabile, prima di tutto, fissare la data della nascita del Signore. La data precisa di questo evento è stata una "scelta" che dipese dall’esigenza di contrapporre una festa cristiana (la prima testimonianza di questa decisione è a Roma, attorno al 330 d.C.) alle feste pagane del solstizio d’inverno, che avevano luogo a Roma il 25 dicembre (il sostizio d’inverno, a quel tempo, cadeva il 25 e non il 21 dicembre, come è attualmente) e in Egitto il 6 gennaio([2]). Il solstizio d’inverno quando, cioè, il Sole, sceso al punto più basso sull'orizzonte, non si spegne ma "risorge", riprendendo la salita in cielo verso punti sempre più alti, ha rappresentato nei secoli occasione di festività di vario genere: il Sol Invictus per i pagani, i Saturnalia nell'antica Roma, Kwanzaa per alcuni afroamericani o lo stesso Natale, Yule nel Neopaganesimo. Per quanto riguarda il primo Cristianesimo, tenendo conto dello sfasamento dovuto alla precessione degli equinozi (spostamento in avanti della data degli equinozi, a causa dell’azione del Sole e della Luna sul moto di rotazione dell’asse terrestre), le date dei solstizi di 2000 anni fa, corrispondono al giorno e alla festività liturgica della nascita di Gesù (solstizio invernale) e di Giovanni Battista (solstizio estivo).Il nome venne mutato in "Natale" e quindi, da festa dedicata al risorgere del Sole, si trasformò in festa per l’avvento del Figlio di Dio. Non tutti sanno, comunque, che, intorno alla data del 25 Dicembre, quasi tutti i popoli hanno sempre celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India; Scing-Shin in Cina; in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore ed a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle.
Ma veniamo, ora, all’anno della nascita di Gesù.
Come è risaputo, esso è stato fissato al 573 dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita, come si diceva a quel tempo) da Dionigi il Piccolo, monaco scita vissuto nel VI secolo. E’ opportuno precisare che oggi noi avremmo definito quello della nascita di Cristo "anno zero", ma a quel tempo lo zero era ancora sconosciuto in Occidente dove arriverà solo qualche secolo più tardi. Pertanto, l’anno della nascita di Cristo fu chiamato dagli storici "anno 1" avanti Cristo. L’anno calcolato da Dionigi per la nascita di Gesù è quindi sicuramente sbagliato per eccesso di almeno tre anni. Vi sono tre riferimenti a fatti storici che ci suggeriscono di fissare un limite superiore ed uno inferiore per l’anno di questo evento fondamentale per la storia dell’umanità e cioè:
il censimento indetto da Cesare Augusto, che è stato posto fra l’8 e il 6
a.C.
la morte di Erode (detto il Grande, regnò in Palestina dal 37 al 4 a.C.)
che, stando ai Vangeli, avvenne dopo la nascita di Cristo, e precisamente
nella primavera del 4 a.C.
Giuseppe di Nazareth e Maria andarono sino a Betlemme, in Giudea, per
adempiere all’editto con cui l’Imperatore. Maria avrebbe dato alla luce Gesù
durante il soggiorno in questo villaggio, al crescere della Luna.
Ammesso quindi che siano validi questi riferimenti, la nascita di Gesù dovrebbe essere diversamente collocata, e cioè tra l’8 a.C. e la primavera del 4 a.C. con una preferenza per le date più antiche, cioè il 7 o il 6 a.C. Ciò si accorderebbe bene anche con la decisione di Erode di fare uccidere tutti i maschi di Betlemme dai due anni in giù, secondo il tempo del quale si era informato dai Magi. Il tempo è quello della prima apparizione della stella.
Ma chi erano i Magi? Certo non maghi e nemmeno re (il Vangelo non menziona né il numero "tre", né la parola "re"). Certo dovevano essere persone di riguardo, altrimenti, giunti a Gerusalemme, non sarebbero stati ammessi alla presenza di Erode. Si pensa fossero sacerdoti provenienti da Babilonia, un Paese in cui da lungo tempo la conoscenza del cielo aveva raggiunto altissimi livelli. I babilonesi non conoscevano la reale natura dei corpi celesti (il merito di aver compreso che gli astri sono corpi appartenenti al mondo fisico va riconosciuto agli antichi greci): essi erano però in grado di interpretare con estrema precisione i movimenti di quelli che ritenevano essere personaggi ultraterreni, ossia divinità nel vero senso della parola. Comunque, "qualcosa" deve essere successo nel cielo in coincidenza con la nascita di Cristo, un "qualcosa" che indusse i Magi ad affrontare un viaggio lungo e faticoso, che durò alcuni mesi. Ecco dunque la "stella", che quasi sicuramente non fu una cometa. Di un tale corpo celeste, che si muoveva nel firmamento e poteva addirittura fermarsi (come in corrispondenza della stalla natalizia) avremmo sicuramente avuto documentazione dai sacerdoti-astonomi, che anche in quel tempo ispezionavano il cielo. Nell’anno 7 o 6 avanti Cristo non risulta che sia stato registrato il pasSaggio di alcuna cometa mentre, risalendo con i calcoli nel passato, nel 12 a.C. apparve quella di Halley: troppo in anticipo però per essere la stella di Betlemme. Sono state osservate però tante altre comete le quali, dopo essere penetrate casualmente all’interno del sistema solare, si sono poi perse nella notte siderale. Lo stesso fenomeno potrebbe essere accaduto nel tempo della nascita del Signore e in effetti fonti del lontano oriente ci raccontano di una cometa comparsa nel 5 a.C. Le comete, non appena si rendono visibili, sono molto ricche di materiali volatili che producono una chioma di grosse dimensioni ed uno strascico molto appariscente. Purtroppo non abbiamo testimonianze dirette di un tale evento nell’anno in cui potrebbe essere nato Gesù. La stella che guidò i Magi non fu nemmeno un meteorite. Un meteorite, o "stella cadente", è un corpo roccioso (di diversissime dimensioni) che, una volta penetrato nell’atmosfera terrestre, (è indicato allora come meteora) traccia in cielo una scia luminosa molto lunga. Tale fenomeno dura solo pochi secondi, quindi è difficile pensare che la stella che guidò il lungo cammino dei tre Saggi possa essere stata una meteora. In alternativa, si è pensato che la stella di Natale fosse in realtà Venere, che a volte appare particolarmente luminosa tanto da essere scambiata per una stella (o, assai sovente, per un UFO!). Ma il fatto che questo pianeta, ogni due anni, si rende ben visibile al tramonto quando il cielo è ancora illuminato dal Sole, non basta di per sé per deporre a favore della stella-cometa che avrebbe indotto i Magi a compiere un viaggio tanto impegnativo. Oltre a tutto, il fenomeno della iper-luminosità ciclica di questo pianeta era di certo nota ad astronomi valenti come i Magi. Occorreva qualche cosa di più straordinario per indurli a mettersi in viaggio. Fra i tanti studiosi che si interessarono della stella di Betlemme, nel tentativo di chiarirne la presenza in coincidenza con la nascita del Messia, ci fu anche l’astronomo tedesco Giovanni Keplero (1571-1630), famoso per le sue leggi sulle orbite dei pianeti. Egli, nel 1603, aveva osservato la congiunzione stretta, cioè l’avvicinamento fra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci e pensò che avrebbe potuto essere proprio questo incontro ravvicinato dei due ultimi pianeti del sistema solare, noti a quel tempo, ad avere attratto l’attenzione dei Magi. L’anno seguente Keplero osservò uno spettacolo molto raro: la comparsa in cielo di una supernova, ossia di una stella brillantissima in esplosione, che fu l’ultima di quel genere ad apparire nella nostra Galassia e ad essere osservata ad occhio nudo anche in pieno giorno. Si trattò di un evento talmente straordinario che Keplero si convinse che potesse essere proprio l’esplosione catastrofica di una stella di questo tipo (la cui luminosità aumenta di milioni di volte, tanto da eguagliare quella di un’intera galassia) il fenomeno celeste tramandato da Matteo. Sempre Keplero, nel 1603, ebbe modo di osservare l’avvicinamento fra Giove e Saturno (fenomeno noto come congiunzione stretta) nella costellazione dei Pesci e pensò che avrebbe potuto essere proprio questo incontro ravvicinato dei due ultimi pianeti del sistema solare, noti a quel tempo, ad avere attratto l’attenzione dei Magi. Questo fenomeno per cui i due pianeti si avvicinano e si allontanano, in alcuni casi può verificarsi, 3 volte in pochi mesi. Lo scienziato calcolò quindi quale sarebbe potuta essere la ripetibilità del fenomeno e trovò che tali triple congiunzioni avvengono circa ogni 60 anni. Tuttavia la configurazione, avendo sullo sfondo la costellazione dei Pesci, si produce esattamente ogni 805 anni. Ora, andando indietro per il doppio di questo lasso di tempo (1610) si giungeva al 7 a.C., quando la triplice congiunzione si verificò il 29 maggio, il 3 ottobre e il 4 dicembre di quell’anno. Il calcolo è elementare: 1610-1603 = 7. Il fenomeno non è molto evidente in quanto i due pianeti si avvicinano fino alla distanza di circa un grado, un intervallo che può sembrare piccolo, ma in cielo corrisponde al doppio del diametro della Luna piena e quindi due puntini luminosi posti a quella distanza non rappresentano in sé nulla di straordinario: per questo motivo non ci si deve meravigliare se l’evento sfuggì alla gente comune e forse anche ad astronomi non molto esperti. Ma, sicuramente, il fenomeno non passò inosservato ai Magi; personaggi colti e profondi conoscitori dei cieli e della storia: essi probabilmente avevano anche avuto sentore che stava venendo al mondo un personaggio molto importante.
Non è cosa da trascurare il significato astrologico che i popoli medio-orientali attribuivano a Giove, a Saturno e alla costellazione dei Pesci. Nella mitologia Giove rappresentava la figura di un re, di un capo; Saturno la giustizia e quindi, per estensione, anche la guida sapiente e la costellazione dei Pesci il popolo di Israele, quel popolo che Mosè condusse attraverso le acque del Mar Rosso.
Concludendo, ecco una possibile ricostruzione degli eventi: nel maggio del 7 a.C. i Magi osservarono la prima (29 maggio) delle tre congiunzioni di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci e le attribuirono un valore simbolico relativo alla nascita del Messia ebraico. Essendo poi stati in grado di calcolare le successive congiunzioni dei due pianeti essi si sono messi in cammino per giungere a Gerusalemme in ottobre (seconda congiunzione il 3 ottobre) e quindi proseguirono verso Betlemme per vedere nascere Gesù Bambino, a dicembre. (terza congiunzione 4 dicembre). "Videro il Bambino con Maria, sua Madre, si prostrarono e lo adorarono" (Matteo 2,11).
I Magi sono, allora, gli antesignani dei popoli che incontrano Cristo dopo averlo cercato, guidati dalla rivelazione cosmica divina, simboleggiata nella stella che conduce al Messia di tutte le genti.
([1]) Proprio in quanto antesignano in fatto di comete, a Giotto è stata intitolata una missione spaziale progettata e realizzata dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) per lo studio ravvicinato della cometa di Halley. A Giotto, inoltre, è stato intitolato un cratere (il cratere Giotto, appunto) sulla superficie di Mercurio.
([2]) Questa seconda data fu propria dell’Epifania, che sorse in oriente e si trapiantò in occidente alla fine del secolo IV. Per questo motivo le due festività sono strettamente connesse, quanto all’origine e al significato teologico. Da notare che nell’uso latino il "dies natalis" non era solo l’anniversario della nascita, ma designava anche la data di ascesa al trono dell’Imperatore, invitto come il Sole.