Le abbuffate di fine anno:
e se fossimo dei robots?

Di Claudio Bosio.

Le abbuffate di fine anno: e se fossimo dei robots?

23 dicembre 2009. - C’è un proverbio che dice: "Tutti i salmi finiscono in gloria". Affermazione più che giusta, specie se ci si riferisce a questi giorni, quando, cioè, potremmo dire: "Tutte le feste finiscono … a tavola!"

è inconfutabile che, con la scusa della «tradizione», tutti, indistintamente, si abboffiamo in maniera esagerata. Le consuetudini popolari (che in genere risalgono ai tempi in cui, almeno a Natale, non si doveva tirare la cinghia) sembrano un obbligo cui non si può transigere. Questo spiega, per non dire che giustifica, le tavolate famigliari a base di faraone ripiene, di zampone con le lenticchie, di pluri-fettone di panettone e/o pandoro, di bicchierate propiziatorie e tante altre leccornie, trangugiate in quantità pantagruelica.

Ne consegue che, dopo simili gozzoviglie, ci si ritrova con i pantaloni un pò stretti, motivo per cui si prende la decisione eroica di mettersi a dieta (sempre a cominciare da da domani, naturalmente!). Tant’è. Tuttavia, senza prenderla troppo sul tragico, potremmo renderci meglio conto, tra il serio ed il faceto, di quanta energia incameriamo con queste scorpacciate. (Ciò non significa che, così facendo, daremmo ragione a Sacha Guitry, il quale asseriva che Un gourmet che pensa alle calorie è come una puttana che guardi l'orologio). Tutti sanno che l’energia necessaria per mantenerci in vita, la otteniamo dal cibo.

Ci sono cibi che sono altamente energetici rispetto ad altri che lo sono meno. È ormai entrato a far parte del linguaggio comune, il riferirsi, in questi casi, al diverso contenuto in calorie dei nostri alimenti: un toast farcito, ad esempio, produce ca. 450 kcal., un bicchiere di vino (12°) ci propina ca.80 kcal. mentre un bicchierino di whisky corrisponde a ca. 95 kcal. Ma cos’è mai questa caloria? È l’unità di misura del calore fornitoci dagli alimenti (così come il metro, ad esempio, è l’unità di misura per determinare una certa lunghezza). La definizione esatta, dettata dalla fisica, è la seguente: «La caloria è la quantità di calore necessaria alla massa di un grammo di acqua per far aumentare la sua temperatura di 1°C, da 14,5°C a 15,5°C»[1].

Ora, in quanto energia, il calore si può esprimere utilizzando diverse unità di misura: ad esempio, il joule, o le BTU o i Kwh. Ecco alcune equivalenze fra le varie unità-base:

 

    1 cal         =      4,186 J (equivalente meccanico della caloria).

    1 Joule      =      0,2388 cal

    1 CAL      =     1 kcal = 1000 cal

    1 kWh      =      860 kcal

    1 kcal       =      0,0012 kWh

 

D’altra parte, anche dal nostro parlar comune, è palese come esista una corrispondenza ­tra calore, lavoro ed energia. Infatti, ad esempio, se siamo stanchi, diciamo che non abbiamo energia per fare un certo la­voro. E sappiamo bene che quando compiamo un'attività fisica il nostro corpo produce calore. Naturalmente, come già accennato, il combustibile che bruciamo per procurarci l’energia necessaria a vivere, ci viene dal cibo.

Ecco perché, ad esempio, sulla scatola dei nostri biscotti preferiti c'è scritto che a uno solo di questi corrisponde un valore energetico di 55 kilocalorie, pari a 230 kilojoule. Duecento­trentamila joule d'energia in un biscotto!

Detto così, sembrerebbe che ingurgitiamo con il cibo una quantità spropositata di energia.

L'esempio che segue mostra, invece, che il nostro organismo è una macchina a basso consumo.

Semmai è il prezzo del combustibile a essere davvero molto alto!

Un uomo di costituzione media che non svolga attività fisica ha bisogno di circa 2300 kilocalorie al giorno. Supponiamo ­che il nostro uomo medio sia un pò sovrappeso e che per questioni di linea decida di limitare la propria alimentazione gior­naliera a una normale colazione al mattino, un panino a pranzo e un pasto completo a cena. Possiamo allora riportare tabella l'apporto calorico della sua ipotetica dieta (da non seguire assolutamente!).

Tiriamo le somme: abbiamo un apporto energetico totale di poco superiore a 1500 kcal per una spesa complessiva di circa 0,26 €.

É un prezzo equo?

Proviamo a confrontarlo con quello che paghiamo per l’energia elettrica. Sulla bolletta della luce, la quantità di energia elettrica che abbiamo consumato in due mesi é segnata in kilowattora (kWh).

Quest’unità di misura corrisponde all’energia consumata in un’ora da un elettrodomestico che assorbe un kilowatt di potenza.

(In fisica, potenza significa energia spesa o prodotta nell'unità di tempo; 1 watt di potenza corrisponde a 1 joule di energia al secondo e 1 kilowatt, ovvero 1000 watt, equivale quindi a 1000 joule al secondo).

Per farci un'idea, in un'ora una lampadina da 100 watt di potenza consuma un decimo di kilowattora, mentre un ferro da stiro da 2000 watt consuma 2 kWh. Ma poiché 1 kWh = 860 kcal (è un calcolo semplice che si può fare ricordando che una caloria equivale a 4,18 joule e che in un'ora ci sono 3600 secondi), ne segue che al nostro uomo medio leggermente sovrappeso bastano circa 1,9 kWh d'energia al giorno per vivere.

Nel calcolo dei “costi” riportati in tabella si è considerato il prezzo unitario di 0,14 €/kWh.

 

Alimento

kcal

kWh

Costo

  Colazione: latte e biscotti

300

0,349

0,049

  Pranzo: panino al prosciutto

350

0,407

0,057

  Cena: 100g di pasta col pomodoro

230

0,267

0,037

  200g di bistecca

270

0,314

0,044

  1 bicchiere di vino rosso

110

0,128

0,018

  1 panino

150

0,174

0,024

  1 piatto di insalata

150

0,174

0,024

  1 mela

15

0,017

0,002

  caffè con un cucchiaino di zucchero

20

0,023

0,003

  Totale

1595

1,855

0,260

 

Insomma, se non ci piacesse tanto mangiare la pasta seduti a tavola e fossimo dei robot, infilando due dita nella presa di cor­rente e stando attaccati meno di due ore risolveremmo la gior­nata spendendo meno di mezzo euro. Roba da far impallidire più di un ristoratore!

Tanto per ... passare il tempo, varrebbe la pena di cimentarci nei calcoli di questo genere, applicandoli al cenone di fineanno piuttosto che alle abbuffate natalizie: roba da fare andare in tilt il contatore dei consumi casalinghi di energia elettrica!

 

[1]  La precisazione di questo intervallo è dovuta al fatto che per innalzare la temperatura di un grammo d’H2O, supponiamo, da 5 a 6°C o invece da 47 a 48°C, occorrono quantità di calore diverse nei due casi. Sono differenze, queste, abbastanza piccole da poter essere trascurate, salvo quando vi sia la necessità di compiere misure assolutamente esatte; Un kg di acqua richiede, ovviamente, 1 kcal per il riscaldamento di 1°C.