Delfini, a ciascuno il suo "dialetto"
così si comunica in alto mare

Alle differenze di abitudini e di ambiente corrispondono stili vocali diversi
Grazie agli idrofoni si possono catturare più informazioni rispetto agli avvistamenti.

24 giugno 2008. - Se si prova a osservarlo da sotto, il mare rivela molte sorprese. E non solo i paradisi cromatici che si spalancano davanti agli occhi dei sub nelle barriere coralline. Anche sotto il profilo acustico le profondità marine nascondono segreti. Ad esempio, quelli che riguardano la lingua dei delfini: questi cetacei non solo parlano, ma hanno espressioni particolari che caratterizzano i singoli gruppi: veri e propri "dialetti" che delineano invisibili confini geografici.

Lo studio sulla complessità delle vocalizzazioni dei diversi gruppi di delfini è stato condotto dall'università di Torino e continuerà questa estate con la campagna di monitoraggio organizzata dal Cts: il Veliero dei delfini  che partirà da Genova il 25 giugno per percorrere 1.500 miglia.

ASCOLTA LE VOCI DEI DELFINI

Finora l'esistenza di "dialetti" all'interno del mondo dei cetacei era stata dimostrata solo da uno studio sulle orche della costa pacifica del Nord America. Questi grossi delfini dotati di denti si dividono in due categorie. Le orche residenti cacciano in gruppi organizzati in clan che occupano aree ben precise e si spostano all'interno del loro territorio nutrendosi di salmoni e altri pesci. Le vagabonde (chiamate transienti) hanno invece comportamenti imprevedibili e non occupano territori prestabiliti, cacciano in maniera più decisa (sono state loro a guadagnarsi l'appellativo "orche assassine") attaccando anche altri mammiferi marini come le otarie e le foche.

Aqueste differenze di abitudini corrispondono stili vocali diversi, influenzati anche dal tipo di ambiente. Le vagabonde ad esempio sono particolarmente silenziose quando attraversano il territorio delle residenti, per evitare conflitti. Gli esperti hanno isolato decine di suoni diversi, alcuni dei quali caratteristici dei singoli branchi e anche dei singoli individui.

"La novità è che ora differenze altrettanto marcate sono state individuate all'interno dei gruppi di delfini che popolano il Mediterraneo", osserva Paola Richard, la biologa del Cts impegnata nell'operazione Veliero. "Ogni popolazione ha un suo modo di comunicare e questa scoperta è molto utile perché permette di capire da dove vengono gli animali osservati isolatamente: dalla semplice informazione acustica si ricavano dati fondamentali per le politiche di conservazione".

Piazzando in mare orecchi elettronici (gli idrofoni) è possibile catturare più informazioni di quelle che si ricavano dagli avvistamenti. Attraverso l'esame della durata, della frequenza e dell'andamento dei suoni emessi si ottiene un quadro considerato molto interessante dai biologi. E, tra l'altro, si è scoperto che il rumore di fondo in mare tende ad aumentare velocemente. È cresciuto di 8-10 volte in un secolo.

 

(La Stampa.it)