Se per rivolgere il «buongiorno»
è necessario un ordine di servizio

Il caso del Comune di Gavardo, nel Bresciano.

29 aprile 2010. - «Non so voi, ma io sogno un paese dove buongiorno vuol dire buongiorno», diceva Cesare Zavattini.

Ma era una metafora. Viviamo in tempi maleducati: oggi chi saluta è quasi un benemerito. Ai dipendenti del Comune di Gavardo, nel Bresciano, il saluto adesso viene chiesto di farlo con un ordine di servizio, preceduto da un'avvertenza: quando si pronuncia la fatidica parola ci si deve alzare in piedi. Meglio dare anche un' occhiata all'orologio: nelle ore post meridiane, specifica l'ordinanza, «bisogna dire buonasera». Chissà se questo surreale bon ton municipale contribuirà ad alzare il tasso di cortesia nel palazzo comunale.

Di sicuro metterà a posto la coscienza del segretario generale, autore del proclama da caserma affisso in bacheca e spedito a tutto il personale, specificando (cavallerescamente) che si tratta di «egregi signori» e «gentili signore». Non è finita qui. Il contegno del personale e le modalità di comportamento nel municipio di Gavardo prevedono l'obbligo di effettuare il saluto militare per gli appartenenti alla polizia locale, «riconoscendo a vista», possibilmente, «il grado o l'autorità di chi gli si presenterà davanti». Scritto, timbrato e firmato con una postilla finale: «Ogni violazione di tali disposizioni potrebbe costituire illecito disciplinare». Possiamo pensare all'eccesso di zelo, all'esagerazione di un funzionario affezionato agli antichi riti purtroppo perduti, a chi dice «prego» alle signore prima di passare ad una porta, o «scusi», quando in una coda si sgomita un po'.

Ma nell'atto, immaginiamo provocatorio, del segretario comunale di Gavardo, si può leggere il disagio per la progressiva erosione delle regole che contagia la nostra vita quotidiana. La mancanza di buone maniere la riscontriamo ogni giorno sui bus, in tram o nelle strade, dove gli indisciplinati sono anche i più aggressivi. Affidare però a un'ordinanza la buona educazione non è un bel segnale, sembra di tornare all'epoca in cui si vedevano nei bar questi cartelli: vietare sputare per terra. Siamo messi male se per dire buongiorno, a Gavardo, qualcuno si è ridotto a chiederlo non per piacere, ma per legge.

(Giangiacomo Schiavi / corriere.it)

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