5 febbraio 2008. - Alla fine Moretti si diverte. A chi gli chiede come sia stato girare quella scena di Caos calmo, l’ormai celebre sequenza di sesso con Isabella Ferrari, risponde ridacchiando: «Quale?». Poi aggiunge: «Ragazzi, sono cose che succedono, nella vita e nei film, non ricordo bene però mi sembra che sia una scena molto riuscita». Adesso, finalmente, aggiunge, «si parlerà del film, fino ad oggi non riuscivo a capire che cosa si stava dicendo e che cosa stavo leggendo...». I giornali, come sempre, sono i principali accusati: «Guardate - dice Moretti tirando fuori dalla tasca due pezzetti di carta, uno minuscolo, uno più grande - quanto spazio è stato dato alla notizia che Caos calmo è l’unica produzione italiana in concorso al Festival di Berlino e invece quanto si è scritto di quella scena».
Il fatto è che il film diretto da Antonello Grimaldi, prodotto da Fandango in collaborazione con Rai Cinema, sui nostri schermi l’8, è fortemente morettiano. Non a caso il protagonista firma la sceneggiatura insieme con Francesco Piccolo e Laura Paolucci: «Non so cosa sia morettiano e cosa no - si schermisce - e comunque mi suona male. La verità è che quando ho letto il romanzo non ho pensato a me come regista, ma mi sono subito immedesimato in Pietro Paladini che, dopo aver perso la moglie, sente il bisogno di fermarsi e mettere ordine nelle cose della sua vita». Sandro Veronesi, autore del best-seller che ha vinto nel 2006 il Premio Strega, è sincero: «Io il film lo volevo così, se Nanni lo faceva “smorettizzandosi” mi perdevo un suo film e mi sarebbe dispiaciuto».
Di Pietro Paladini, che colma il vuoto del lutto rimanendo tutto il giorno, per giorni e giorni, sotto la scuola della figlia, Moretti imiterebbe l’atteggiamento, passivo solo in apparenza: «Mi piacerebbe, di fronte alla fase che il nostro Paese sta attraversando, fare come lui, sedermi su una panchina e mettere ordine in quello che mi succede e ci succede». A differenza che nella Stanza del figlio, il dolore, stavolta, serve a ricomporre, e non solo a lacerare, i rapporti tra le persone che lo attraversano: «Tra i due film non ci sono nessi, nel mio esisteva un nucleo familiare che si frantumava in seguito a un evento tragico, qui, invece, si assiste alla nascita di un rapporto nuovo tra padre e figlia». Durante le riprese, a dispetto delle voci, sembra abbia regnato l’intesa perfetta: «Con Grimaldi mi sono trovato benissimo, abbiamo litigato solo una volta, perchè io chiedevo un quarto ciak e lui pensava non fosse necessario». C’è stato perfino un momento in cui sul set si confrontavano ben tre registi, Grimaldi, Moretti e Polanski che ha accettato di interpretare il ruolo brevissimo, ma intenso, del magnate tv per cui Paladini lavora: «Fin dall’inizio pensavamo a una personalità forte, il merito dell’essere riusciti ad avere Polnaski è di Procacci che ha insistito, e alla fine ce l’ha fatta».
Intorno al protagonista si muove un girotondo di umanità tormentata, colleghi in ansia e donne, tante, dalla figlia, interpretata da Blu Yoshimi («mi chiamo così perchè i miei genitori sono buddisti»), a Valeria Golino che confessa di aver dovuto sostenere ben due provini prima di ottenere la parte di Marta, espansiva e vitale, una sorta di «grillo parlante che, con agitazione leggera, dice a Pietro cose di grande secchezza e crudeltà». E poi, naturalmente, c’è lei, la Ferrari dello scandalo, sullo schermo Elena Simoncini, salvata dal protagonista proprio mentre la moglie sta morendo: «Una donna molto sola, una che forse ha studiato in un collegio svizzero, che non ha mai conosciuto l’amore. Mi è servito, per starle vicino, andare a rileggermi le poesie di Umberto Saba». Sul giorno in cui è stata girata la sequenza di sodomia, è stata lei la prima a rompere il ghiaccio: «Voglio uscire dalla morbosità di questa storia, era una scena da girare, l’abbiamo affrontata con animo zen, con quel minimo di leggerezza con cui certe volte bisogna affrontare le cose della vita. Però alla fine di ogni ciak io e Nanni correvamo al monitor per vedere se c’era qualcosa di volgare».
(La Stampa.it)
