7 novembre 2012 - Il 4 novembre di 94 anni fa, l'Impero Austro-ungarico si arrese all'Italia. La guerra era stata vinta, ma si lasciava dietro centinaia di migliaia di morti, distruzioni e profondi segni nella memoria collettiva. Oggi è possibile visitare quei luoghi dove si combatterono italiani e austriaci - luoghi che sono tutt'oggi veri e propri musei a cielo aperto - e immergersi nella storia. Carso, Isontino, Alpi e Prealpi Giulie, Alpi Carniche e la zona collinare lungo la linea del Tagliamento furono luoghi di estenuanti battaglie combattute trincea dopo trincea. Oggi, molti segni di quelle battaglie sono ancora visibili in vari punti del Veneto e soprattutto del Friuli e della Venezia Giulia, e costituiscono mete da non perdere per gli amanti della storia e per chi vuole rivivere da vicino questo grande evento che ha cambiato la cartina geografica dell'Italia e dell'Europa.

Le escursioni della domenica a Redipuglia. Non c'è modo migliore per conoscere i luoghi della Grande Guerra che visitandoli in compagnia di guide storico-ambientali e da esperti. Ogni seconda domenica del mese la proloco di Cogliano Redipuglia organizza le Domeniche sul Carso della Grande Guerra, un itinerario con accompagnatore esperto storico, attraverso il Museo all'Aperto "Comprensorio difensivo della Dolina del XV Bersaglieri". Il Museo all'Aperto si snoda sui campi di battaglia dell'altopiano carsico e più in particolare su quel territorio compreso fra i comuni di Fogliano e di Ronchi dei Legionari. L'itinerario si snoda tra le vecchie trincee, i camminamenti, i tunnel, e lungo le postazioni militari realizzate da soldati italiani e austriaci, di qua e al di là del fronte. Un percorso che permette di rivivere la vita di trincea attraverso i punti di connessione tra la prima e la seconda linea, fino alla terza e alle retrovie. Le tappe del percorso comprendono anche il Sacrario Militare di Redipuglia con il Colle Sant'Elia (conosciuto anche come Parco della Rimembranza), e il Museo della Grande Guerra. L'escursione dura quattro ore ed è accompagnata anche da letture di diari di soldati al fronte.

Per chi invece vuole rivivere le atmosfere della prima Guerra Mondiale liberamente, il sito web Itinerari della Grande Guerra, un progetto interregionale che coinvolge le regioni Friuli Venezia Giulia (capofila del progetto), Veneto, Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano, offre una serie di percorsi "di guerra". Uno dei più interessanti è quello che attraversa Il campo trincerato di Ragogna. Questo è uno degli itinerari proposti dal Museo all'aperto "I luoghi della Grande Guerra nel Friuli collinare". Si tratta di un percorso non molto lungo che si snoda tra le fortificazioni difensive austro-ungariche sorte nell'anno di occupazione militare del Friuli, dopo Caporetto, per frenare un eventuale contrattacco italiano. Il percorso si sviluppa tra i resti delle fortificazioni e la vegetazione tipica della zona del Tagliamento. Uno dei punti più interessanti è alla confluenza tra il letto del fiume ed il Rio Fossal dove si possono osservare le feritoie di un blockhaus sotterrato e un groviglio di trincee. La passeggiata tra i camminamenti militari può essere approfondita nel Museo della Grande Guerra di Ragogna dove è possibile rivedere e comprendere meglio le strutture difensive e la vita del tempo.

Decisamente più impegnativo ma certamente suggestivo è l'itinerario di Creta di Collinetta. Per questa passeggiata è richiesta una buona conoscenza della montagna in quanto richiede l'uso di accorgimenti di sicurezza per le vie ferrate. Lungo l'itinerario si entra all'interno della galleria del Cellon-Schulter, realizzata dai soldati austriaci, che sale nella montagna e che veniva impiegata per garantire gli spostamenti al riparo dai colpi di mortaio dell'esercito italiano. Una parte (quella a valle) è completamente al buio mentre l'altra è caratterizzata dalla presenza di piccole aperture orientate che permettono alla luce di filtrare. Nonostante il tunnel sia quasi verticale, la salita non è particolarmente difficile e si può percorrere in assoluta sicurezza con il kit da ferrata. In usciti dalla galleria e proseguendo ancora per qualche centinaio di metri si arriva al panoramico dosso dello Schulter dove, oltre al paesaggio, è possibile vedere ancora il filo spinato, le feritoie e le postazioni per le mitragliatrici.

Altro itinerario particolarmente suggestivo è quello che si snoda lungo il Passo Volaia, nei pressi dell'omonimo lago, tra i monti Capolago e Coglians, la più alta montagna friulana. Il passo fu prima occupato dagli austriaci e poi passò agli italiani. Controllare quel passaggio aveva una funzione strategica importante per prevenire e fermare gli attacchi nemici. Nel cammino, che segue una vecchia strada militare, si possono incontrare i vecchi edifici eretti durante la Grande Guerra dal Regio Esercito e, nei pressi del lago, l'imponente trincea italiana, recentemente riportata alla luce dal lavoro di decine di volontari. Praticamente intatte le postazioni per i cannoni e le mitragliatrici. I più esperti possono proseguire ancora verso la parete ovest dove è possibile raggiungere un appostamento in galleria.

Per chi non vuole avventurarsi su sentieri più o meno impegnativi, è possibile visitare i luoghi di lunghe e sanguinose battaglie anche nei musei all'aperto. Uno dei più interessanti è quello realizzato sull'Altipiano del Kolovrat, tra Italia e Slovenia, non lontano dalla cittadina di Caporetto, tristemente nota per la bruciante sconfitta subita dall'esercito italiano. Qui, la Fondazione "Poti miru v Posočju" di Caporetto ("Sentieri di pace dell'Alto Isonzo") ha recuperato parte delle postazioni di difesa italiane. Seguendo le tracce sul terreno, dal Passo Zagradan, è possibile raggiungerlo ed ammirare da vicino questi interessanti resti perfettamente conservati e ristrutturati. Qui è possibile apprezzare la particolare scala a chiocciola che collega una postazione ad un tunnel sottostante. Nel tragitto è possibile imbattersi in piazzole per mitragliatrici e mortai, oltre a ruderi di baracche abbandonate dagli italiani dopo Caporetto (e per ora non restaurate). Anche queste furono parte della terza linea difensiva italiana spazzata via dall'azione geniale di un battaglione tedesco guidato dal giovane tenente Erwin Rommel.

Il Museo all'aperto del Monte San Michele, nel cuore del Carso isontino, attraverso un percorso facile e adatto a tutti, propone, invece, un suggestivo itinerario di guerra tra storia e natura, tra grotte e gallerie. Il sentiero si snoda attraverso la caverna del generale Lukachich, per poi entrare, a poca distanza, nella galleria cannoniera della Terza Armata, realizzata - appunto - dall'Esercito Regio. L'itinerario prosegue poi nel Schönburgtunnel, intitolato al generale austriaco che aveva guidato le truppe imperiali nella terza battaglia dell'Isonzo. Questo tunnel attraversava il Monte San Michele ed era utilizzato sia come ricovero dagli austriaci che come camminamento per le riserve che andavano a rimpolpare la prima linea. Oggi è purtroppo franato ma è ancora parzialmente visitabile grazie all'Associazione Gruppo Speleologico Carsico di San Martino del Carso che ne ha restaurato un tratto. Perfettamente conservata è la struttura d'ingresso con il nome del tunnel e le iniziali degli autori dell'opera.

A Fogliano Redipuglia, Gorizia e Sagrado è possibile, inoltre, soggiornare a prezzi particolarmente vantaggiosi a pochi metri dai luoghi della Grande Guerra, con l'offerta turistica regionale Atmosfere della Grande Guerra.

 

(paolo ribichini / repubblica.it / puntodincontro)

 

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4 de noviembre de 2012 - Uno de los encuentros más satisfactorios que he tenido con los mejillones fue en Italia. Estaba en Roma, alojada en el barrio Transtevere. Las noches frescas eran un remanso al calor del día y resultaban una gozada para caminar. Hice lo propio: disfrutarlas y cenar en la terraza de varias trattorías. Recuerdo perfecto los mejillones de oscuras conchas con carnosa y fresquísima carne impregnada de vino blanco que devoramos mi acompañante y yo, hasta limpiar con pan sus jugos al fondo del plato Un mejillón cerrado negado a abrirse ni con el vapor de la cocción, hay que olvidarlo. Los mejillones son como los corazones, si están cerrados es mejor dejarlos.

El aroma sugerente de este platillo es una invitación a probarlos desde que llegan a la mesa, además de que son visualmente atractivos por su presentación y ya sea preparados al vino blanco con un poco de ajo o en una salsa más compleja, generalmente sn una apuesta segura sobre todo cuando de compartir entre dos se trata.

El producto terminado de una de las granjas productoras de mejillones de Baja Californi Norte.


A pesar de que en México nace y se cultiva mejillón de primera calidad, hay un bajo consumo nacional. Parece que no tenemos la cultura de incluirlo en nuestra alimentación regular. ¿Será porque es considerado un alimento costoso? (El precio en realidad es razonable, oscila de los $150 a $200 pesos en un rango de 200 a 300 gramos en un restaurante de buen nivel) o ¿serán los intermediarios quienes complican el abastecimiento a los restaurantes en la Ciudad de México, provocando el consumo del producto importado?

En mi último viaje a Ensenada tuve la oportunidad de visitar una de las dos granjas certificadas de mejillones que existen en el país, localizada en Rincón de Ballenas en la Bahía de Todos los Santos, guiada por Juan Carlos Lapuente (director de Aquacultura Integral) en una región del país privilegiado por la naturaleza y la calidad de su producto. La granja consiste en un cultivo subacuático de 180 hectáreas y monitoreada por la Secretaría de Salud para detectar la marea roja, lo que en ocasiones puede provocar desabasto.

Como ocurre con los alimentos sensibles al terruño, los mariscos también cambian ligeramente su sabor de región en región, una sutil variación en la temperatura de las aguas es suficiente para modificar las delicadas notas de cada uno. En Baja California, estos moluscos cuentan con cierta alcalinidad y características muy particulares. Esto se debe a que esta región se encuentra en la misma latitud que Hawaii, pero aquí el agua es fría, por las corrientes que provienen de California.

En México se producen 20 mil toneladas de mejillón anualmente y, aunque el dato parece elevado, en realidad representa sólo el 20% de la capacidad de cultivo del país.

De esa cifra, el 80 de la producción se exporta a Los Ángeles, desde donde se distribuye a otras regiones. El caso del mejillón es similar al de otros insumos nacionales que son exportados pues el consumo local es muy bajo.En comparación, España produce en el mismo periodo 350 mil toneladas y Chile 200 mil toneladas, debido a que en estos países hay una cultura de consumo, además de que tienen una industria conservera sólida para procesar el producto y exportarlo a otros mercados, sector que han sabido explotar exitosa y hábilmente, generando un negocio atractivo a la inversión aprovechando la calidad del mar y su producto.

Este molusco es generoso, pues contrario a lo que se dice, no contienen los niveles de colesterol que se le atribuyen. Los mejillones son ricos en vitamina E y magnesio. Además, es un alimento fresco que está vivo hasta que se cocina, aunque también se consigue precocido para garantizar la constancia. Hay que disfrutarlos más seguido.

 

(judith r. servín / excelsior / puntodincontro)